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lunedì 24 maggio 2010

Volare al femminile. Com’è cambiata l’esperienza del viaggio per le donne.

Viaggiare in gruppi piú o meno numerosi di sole donne è oggi una pratica molto diffusa. Per noi, infatti, donne del XXI secolo, è abbastanza comune organizzare escursioni vicine o lontane tra amiche e godere di viaggi indimenticabili alla rassegna della femminilitá.

Ma non sempre fu cosí. Partire sole, per il gentil sesso, in passato non era una pratica né ben vista, né diffusa. Se gli uomini di buona famiglia al termine dei propri studi erano soliti trascorrere un anno sabbatico fuori da casa, scoprendo terre lontane e vivendo l’esperienza del Grand Tour, per le giovani fanciulle era cosa impensabile, a meno che non si trattasse di donne, come dire, speciali.

Ma com’è cambiato il turismo femminile? In passato le donne dovevano viaggiare con estrema precauzione e, in alcuni casi, addirittura travestirsi da uomini per liberarsi dai possibili pericoli. Apha Behn, una di queste intraprendenti signore, viaggió verso il sud america e ritrasse dopo 20 anni la sua esperienza in una testo intitolato Oroonoko, il principe in catene (1668). Lady Montagu, il cui epistolario, testimonianza della sua esperienza in Turchia, venne pubblicato conto la sua volontá, è un'altra fonte di grande valore per quanto riguarda il viaggio femminile. Altro esempio è quello di Isabelle Eberhardt la quale partí dalla Svizzera e raggiunse il Maghreb, luogo in cui dovette travestirsi da beduino per poter, alla fine del XIX secolo, investigare e conoscere la cultura berbera.

E quante altre donne avventuriere, colte e curiose affrontarono pericoli e, soprattutto, sfidarono le convenzioni per alimentare la propria bramosia di sapere! Al giorno d’oggi grazie all’emancipazione raggiunta, le donne non devono lottare contro la societá per avventurarsi in luoghi lontani, e possono affrontare grandi viaggi, in gruppo o sole, senza soccombere agli antichi tabú.

Quali sono quindi i viaggi che cercano le donne attualmente? Viaggi di piacere certamente, ma anche di lavoro, di studio, di scoperta e investigazione.
Insomma, tutto quello che precedentemente era possibile solamente per un giovane ragazzo dell’alta societá è ora una possibilitá in piú per l’universo femminile in cui le donne possono volare in tutta libertá.

sabato 23 gennaio 2010

Donne on-line sempre più numerose

Esiste un settore in cui, inaspettatamente, le donne sono sempre più presenti, attive e non si fanno spaventare da nessuno. Ebbene sì, le percentuali parlano chiaro: le donne introducono, sempre più numerose, internet tra le loro faccende "domestiche".

E se Pink Blog, in un post del 2008, presentava già alcuni studi sulla situazione femminile on-line, attualmente si riscontra una ulteriore crescita della presenza di donne in rete con una attività che conta con più di 8 milioni di partecipazioni, in Italia. Un aumento del 7% rispetto all'anno anteriore, come illustra un post della Regione Toscana, e soprattutto che non presenta segni di diminuzione.

Gli uomini prediligono intrattenersi e giocare con la tecnologia, le donne la utilizzano per informarsi, per comunicare e lavorare, plasmando un nuovo settore di business disegnato a loro immagine e somiglianza. L'e-commerce, infatti, si presenta come alternativa allettabile prettamente per il gentil sesso, affermazione presente in diversi studi attuali.

Uno in particolare ci è parso interessante, e ve lo proponiamo, sullo sviluppo del e-commerce al femminile in Francia:

venerdì 17 luglio 2009

Mamma a 67 anni, muore a 70 e lascia orfani due figli di soli tre anni.

Mamma a tutti i costi. Questa è la storia di Carmen Bousada. Voleva diventare madre, Carmen, e ci riuscì finalmente tre anni fa, dopo i trattamenti ricevuti in una clinica americana.

Per avere un figlio non si fermò davanti a nulla, nemmeno di fronte ai suoi 67 anni; per poter essere sottoposta ai trattamenti di fertilità, Carmen si spinse oltre, mentendo addirittura ai medici della clinica, dichiarando di avere 55 anni, il massimo permesso per ricevere i trattamenti, secondo le leggi americane.

Sabato scorso, dopo soli tre anni dalla sua gravidanza e dalla nascita dei suoi due bambini, due gemelli, Carmen Bousada è deceduta, uccisa da un tumore, lasciando quindi orfani i due piccoli tanto desiderati.

Il medico, ingannato dalla Madre-Nonna, condannò in passato il gesto della donna e la sua irresponsabilità nel tenere due figli alla sua età. Il tempo, in questo caso molto breve, sembra aver dato ragione al dottore visto che il finale non poteva essere più negativo.

giovedì 9 luglio 2009

Michael Jackson rivive nelle parole d'amore della figlia Paris



Su di lui in questi giorni, in questi mesi ed in questi anni si è tutto. Forse troppo. Al di là delle polemiche, delle frasi fatte, delle analisi e delle celebrazioni troppo enfatiche e tardive il messaggio più bello, sincero e commovuente rimarrà per sempre quello pronunciato tra le lacrime dalla figlia Paris Jackson. Poche parole per una dichiarazione d'amore di una piccola donna al suo papà che non c'è più.

lunedì 6 luglio 2009

Hai incontrato un Bastardo? Ridici su con la Reggiani

Ogni donna nella sua vita ha incontrato un "bastardo". Il difficile, però, non è sopravvire alla catastrofica unione, ma riuscire a riderci su. Ed è a questo delicato punto che, in soccorso delle donne tradide e abbandonate, arriva "Bastardi" ironica trasmissione al limite del geniale condotta su Comedy Central (pacchetti Sky) da Francesca Reggiani.

Il nodo centrale dello show è semplice: in ogni puntata una donna racconta davanti alle telecamere la sua disavventura amorosa. A dipanare la vicenda ci pensano le divertissime ricostruzioni fiction realizzate da attori che "mimano" la love story (le scene infatti sono prive di dialoghi) facendo rivivere incontri, tradimenti e primi baci. Ed è proprio nei filmati muti e nell'esasperazione dei gesti e delle espressioni del viso che si nasconde il segreto dell'esorcismo sentimentale che il programma vuole buttare sulle storie finite male: anche il più sordito tradimento e le gesta del peggiore dei "Bastardi" nelle riscostruzioni assumono contorni ridicoli (ma senza mai sminuire il dolore) e infantili, mostrando tutte le debolezze dell'essere umano. Il tutto è coadiuvato con sapienza dalla Reggiani che ispirandosi a trasmissioni dedicate al mondo del crimine come "Blu Notte" analizza reperti come regali e lettere.

Grande protagonista dello show il "Bastardometro" sorta di termometro che misura il livello di cattiveria del gentiluomo di turno. Ogni storia si conclude con un'avviso che mette in guardia le donne in ascolto delle pericolosità dell'uomo protagonista della vicenda, ma soprattutto con la costruzione di quello che sarebbe stato il futuro della malcapitata se fosse rimasta assieme a tale "deliquente amoroso". Un avvenire che ovviamente si preannuncia sempre come peggiore dell'abbandono che la donna sta superando nel presente.

Una trasmissione, insomma, semplice e leggera ma capace con intelligenza e senza sconfinare nel patetico di prenderci in giro e lenire il dolore con una risata. Perchè, come ricorda alla fine di ogni puntata la Reggiani: "Le cose è meglio saperle prima".

mercoledì 28 gennaio 2009

Lo stupro è l'omicidio dell'anima. Ribelliamoci

Nannarelle esprime tutta la sua solidarietà alla ragazza di Guidonia violentata da 4 romeni nei giorni scorsi.

Difficile criminalizare la folla che ha urlato contro i mostri mentre venivano portati via dalle forze dell'ordine. Giustizia deve essere stata fatta e non sono accettabili pene lievi e la solita demagogia che viene tirata fuori dal cilindro dei politici in questi casi.

Il danno e il dramma subito dalla vittima non potrà mai essere rimarginato ma è possibile evitare che altre subiscano quello che, come diceva il più grande avvocato difensore dei diritti delle donne Tina Lagostena Bassi, è il secondo crimine per gravità dopo l'omicidio. "Lo stupro uccide l'anima" diceva la Lagostena Bassi. Le sue parole fino ad ora sono rimaste inascoltate ed i risultati sono scelte dei giudici che concedono gli arresti domiciliari al ragazzo che ha violentato una giovane a Capodanno.

Vergogna

giovedì 15 gennaio 2009

Tutte più belle con la crema per le emorroidi


Donne accorrete numerose e gridate al miracolo: dietro alla pelle perfetta e luminosa e al seno turgido a prova di gravità delle star di cinema e televisione si nascondo le emorroidi. Avete capito bene, non vi sto prendendo per il c...(e mai paragone sarebbe più indicato): il segreto della bellezza perfetta sta tutto nella famosa crema ideata per curare il fastidioso disturbo. Secondo una voce che circola nel mondo dello spettacolo, il miracoloso unguento (glissiamo sul nome per ovvie ragione dicendo soltanto che inizia per P e il colore del tubetto è giallo intenso) sarebbe portentoso per cancellare i segni delle occhiaie e di stanchezza sotto gli occhi. Ma non è finita: la crema avrebbe, infatti, effetti tensori sul decoltè e sulla pelle del viso, per non parlare dell'aiuto che darebbe per combattere il principale nemico delle donne: la cellulite. L'unguento della felicità vanta estimatori di primo piano come la star Sandra Bullock e le sue virtù mi sono state confermate direttamente da una bionda signora della televisione italiana (non vi svelerò l'identità nemmeno sotto tortura) conosciuta da me per motivi di lavoro e che mi ha candidamente confessato di usarla spesso come rimedio contro le occhiaie e le fastidiose rughette sotto il collo.
Vero o falso posso dire che la bionda soubrette, nonostante abbia superato gli anta, sfoggia una pella compatta e soda. Certo, credere che da sola la crema possa garantire la bellezza eterna sarebbe folle, ma la tentazione di sfidare l'imbarazzo per recarmi nella più vicina farmacia e portarmi a casa una quantità industriale di prodotto è tanta...
A pendere a favore della crema c'è anche il costo, circa 8 euro, di molto inferiore ai tradizionali cosmetici.
C'è però un lato negativo: come mi ha spiegato la mia informatrice del tubo catodico il preparato (a base di lievito di birra e fegato di pescecane) ha un odore nauseabondo e non certo di aiuto per eventuali incontri romantici. Inoltre, pare che la crema tenda anche a macchiare i tessuti. Per questo la bionda presentatrice mi ha consigliato di metterla nei momenti di relax e solitudine, d'indossare una vecchia maglietta, oppure di aggiungere qualche goccia di profumo al preparato.
Parafrasando una massima storica: una bella pelle val bene un po' di puzza...

domenica 16 novembre 2008

La regina di Giordania è anche regina di internet.

Dopo la schiacciante vittoria del candidato democratico alle elezioni degli Stati Uniti, Barak Obama, ottenuta grazie alla, ben nota ormai, strategia di marketing on-line dei suoi collaboratori, è ora la regina di Giordania a marcare ulteriormente l'importanza del web.
Rania di Giordania, o meglio detta, la regina della rete, perché è proprio grazie a questo strumento mediatico che la bella giovane dal sangue blu diffonde il suo messaggio in tutto il mondo attraverso il suo sito internet, è riuscita a mettere in atto una vera e propria campagna mediatica on-line a favore del suo Paese. Filmati di vita quotidiana, donne, uomini e bambini sono stati ripresi come prova del fatto che la cultura araba e mussulmana non è come l'occidente vuole far credere. Ma non sarà solo grazie ad internet che la regina riuscirà nel suo intento di culturizzazione: i ringraziamenti di Rania sono in gran parte rivolti anche a you tube che le ha permesso di raggiungere centinaia, se non migliaia di utenti nella rete. Ebbene, come Obama anche la regina di Giordania può vantare un primato: ha portato avanti le sue missioni diplomatiche in difesa della cultura della sua terra usando un mezzo completamente fuori dal comune per una regina. Il risultato? A dir poco grandioso!

Vi allegho un video, giudicate da voi.

martedì 2 settembre 2008

Vali così poco da dover pagare?

Tan poco vales que tienes que pagar? O per capirci meglio: Vali così poco da dover pagare? È il nuovo cartello pubblicitario contro la prostituzione che il Comune di Siviglia ha studiato e diffuso per combattere la prostituzione ormai incontrollabile nella città andalusa. Sarà anche sangue latino quello che scorre nelle vene dei cittadini focosi del sud della nostra cara e vecchia Europa, ma i vicini degli ambulanti in cerca di futile felicità non ne possono più di urla e schifezze sotto casa. Tanto che a loro questa iniziativa - a detta degli ideatori, solo il primo passo atto a risolvere il problema e al quale succederanno provvedimenti più duri - sembra proprio una presa in giro.

Se ci sono uomini che  non si fanno impietosire dalle condizioni igieniche, fisiche e psicologiche di giovani donne buttate per le strade che si vendono per pochi euro, come si può pensare che questi stessi individui possano essere indotti a miglior condotta da un cartello pubblicitario che come scopo ha quello di intaccarne l’orgoglio maschile?

Ed effettivamente non hanno proprio tutti i torti gli abitanti dei quartieri incriminati, anche se dobbiamo dar merito all’iniziativa che per una volta svergogna i clienti fuorilegge, carnefici di tanto scandalo per le strade e non le vittime di un commercio sempre più grande: si contano solo in Spagna – dati della catena Antena 3 – 300.000 donne schiave, per un totale di 18.000.000 di euro all'anno. 

mercoledì 16 luglio 2008

Pazzie del terzo millennio: scoppia il business delle acconciature dei peli pubici

Siamo costantemente bersagliate da dikat della moda che ci impongono canoni di bellezza inarrivabili, corpi perfetti fasciati da vestiti che non potremo mai avere, per non parlare dei media e delle multinazionali che ci spingono all'acquisto compulsivo di vestiti, accessori e cosmetici indispensabili per essere al passo con i tempi, ma quando è troppo è troppo. Passino i tacchi vertiginosi proposti dai guru della moda anche per fare la spesa, va bene per i costumi sempre più piccoli ed importabili dalla maggior parte delle donne (vedi post sul C string) ma preoccuparsi anche di sfoggiare tagli e messe in piega ai peli pubici è davvero eccessivo. Esagerazione? Direi proprio di no dato che una nota azienda inglese, la Remington, (sarà un caso che il C string sia stato inventato nel paese della Regina?) ha ideato un particolare rasoio per radere alla perfezione il pube. Ma non è finita, gli esperti di immagine suggeriscono le acconciature più cool o quelle più adatte alla vostra personalità (potete andare a curiosare nel sito http://www.trimandshape.com/).
Tra le idee suggerite spiccano quelle dalla linea più semplice fino a elaborati disegni a forma di fiore. Ovviamente, come spiegano nel sito, si tratta di un rasoio studiato appositamente per la cura dei peli pubici che non causa irritazioni. E dopo aver pensato al taglio si passa alla tinta. Sempre in Inghilterra, infatti, sta spopolando una linea di colori naturali ed atossici (Glo-Glo) che variano dal blu al verde mela. Come sempre a lanciare la moda della cura di quella che fino a qualche anno fa era la zona più intima e nascosta di ogni donna, ci hanno pensato le star del cinema: se una volta si correva dal parrucchiere a copiare il taglio sfoggiato dalla diva di turno ora ci si fionda dall'estetista a farsi fare la ceretta come Gwyneth Paltrow e Naomi Campbel. Ed ecco che Otylia Robert, estetista specializzata nella cura e bellezza dei pube diventata una star, dispensa sui giornali consigli, raccontando i benefici della ceretta brasiliana (depilazione quasi totale) e di come le dive una volta provatala non tornino più indietro. Spostandoci dall'altra parte del mondo si scopre che la moda è molto diversa: in Corea, infatti, vanno fortissimi e parrucchini per le parti basse, mentre in occidente Rick Stonnel ha fatto una fortuna con la messa in piega intima. Alcune femministe sostengono che alla base della scoperta della cura esagerata del pube ci sia la conquista dei diritti femminili: l'attenzione alla segreta parte del corpo ebbe il suo boom nell'America degli anni 20 quando con la liberalizzazione dei costumi le donne dell'alta società lanciarono la moda del taglio a forma di cuore. Non c'è che dire da oggi guarderò le suffragette con altri occhi...

lunedì 7 luglio 2008

Gay Pride, le donne della comunità gay: esistiamo anche noi!

Madrid si veste di giallo, rosa, rosso, blu, azzurro e verde, e chi ne ha più ne metta, per la festa dell’Orgullo Gay – meglio conosciuta in Italia come Gay Pride - finita il 5 giugno dopo una settimana di festeggiamenti e conclusa con una nottata folle lungo le strade del quartiere di Chueca, uno dei più grandi quartieri gay d’Europa, ma anche dei più vivi, ricchi di ristoranti, negozi e locali della capitale spagnola. Ogni anno, per celebrare la modernità e la tolleranza di questo Paese, sempre più aperto e predisposto nei confronti dei così detti “diversi”, (sia anche solo per poter dichiararsi politicamente corretti) per le strade del centro della città più grande della penisola si riversano migliaia di persone con tanta voglia di gridare al mondo che esistono. Quest’anno, diversamente dai trascorsi, la festa è stata in onore dell’orgoglio lesbico e quindi tutta al femminile, per questo degna di nota, soprattutto per Nannarella. Donne alla riscossa, anche tra gli omosessuali, pronte a rivendicare la propria presenza dimenticata e ignorata specialmente quando si parla di omosessualità. La giornata conclusiva di questo party, diventato ormai un appuntamento estivo per tutti i madlileni, non solo omosessuali, si è svolta in allegria: tutti erano invitati a partecipare. Il pomeriggio del sabato ha visto sfilare decine di carri con miss stravaganti alla guida, e la stessa Bibiana Aido, Ministro dell’uguaglianza del governo Zapatero, non si è tirata indietro di fronte a questa ennesima occasione di visibilità appoggiando la parata e la celebrazione - differentemente dalla sua omologa italiana, Mara Carfagna, chiaramente più omofoba rispetto alla collega - mentre la festa ha continuato fino a tarda notte per le piazze del quartiere di Chueca, zona ripresa in molte pellicole di uno dei principali protagonisti della Movida madrilena, Pedro Almodovar. Nannarella non poteva lasciarsi sfuggire un tale evento e si è immersa tra la folla variopinta: coppie giovani e meno giovani di omosessuali e non, ballerini e transessuali, ma anche turisti sorridenti armati di macchine fotografiche e videocamere. Non sono mancati momenti di tensione, soprattutto nei pressi della Piazza di Chueca dove la moltitudine di persone, talmente fitta,  ha rischiato di creare zuffe tra la gente trascinata da un vero e proprio fiume-umano in piena. Una volta trovato un posto sicuro e meno affollato non è stato difficile lasciarsi andare vivendo la notte appieno, facendo conoscenza con alcune di queste creature stravaganti. Tra le note di “Nel blu dipinto di blu” e di canzoni della mitica Raffaella Carrà che hanno risuonato in ogni angolo e in ogni bar visitato – giuro, sono stati veramente tanti – abbiamo anche avuto modo di vivere esperienze più che curiose e verificare con mano il non poco rifiuto della comunità gay maschile nei confronti delle femminuccie spaesate come me che, cercando un bagno disperatamente - a causa dell’effetto birra -  sono capitata in un posto alquanto ineteressante: tutti uomini, la maggior parte enormi montagne di muscoli che in un altro momento avrebbero suscitato contemplazione, ma che il bisogno fisiologico mi rese completamente ostili. I clienti di questo locale non hanno tardato molto al mettermi in guardia dall’avvicinarmi ai bagni riservati solo alle coppiette maschili, non certo alle prese con effusioni romantiche…  Chiedere aiuto a un compagno di festa non mi ha aiutata; anche lui, ha confermato la versione di barista e clienti dicendo: “lì sotto, tu, non ci puoi andare”. La mia insistenza non è stata ricompensata, e alla domanda: “ma cavolo, qui non c’è un bagno per donne?” Nessuno è sembrato imbarazzato nel rispondermi: “No! Qui c’è solo un bagno per uomini”. Che novità!

domenica 22 giugno 2008

Una vendetta al gusto cacca....

In passato ci eravamo occupate di vendetta femminile raccontando la storia della contessa Serpieri (la protagonista di “Senso” memorabile film di Luchino Visconti interpretato dalla splendida Alida Valli) diventata emblema dell'orgoglio di buona parte di tutte le donne del mondo (Vedi post qui). L'algida nobildonna, dopo aver scoperto il tradimento del giovane ufficiale austriaco per cui aveva abbandonato il marito e la patria (per non fargli correre i rischi di un combattimento gli aveva consegnato i gioielli necessari per finanziare un moto risorgimentale) lo denuncia per diserzione consapevole che sarà fucilato. Dal dramma della contessa Serpieri sono passati oltre centocinquantanni e messe da parte le atmosfere della Venezia risorgimentale e dei corteggiamenti nobiliari, la vendetta femminile targata 2007 abbandona ogni sorta di aureo romanticismo ed ideale tradito per finire in un bel barattolo di cacca. Eh si avete capito benissimo, stiamo parlando proprio di quella cosa lì...
E' successo nei giorni scorsi a Genova dove una facoltosa moglie tradita ha costretto la rivale con la forza ad inginocchiarsi ai suoi piedi ed a mangiare degli escrementi che si era portata da casa conservandoli con cura in un barattolo. La scena si è svolta in una zona frequentatissima di Genova e davanti agli occhi, non solo del marito fedigrafo che ha cercato di dividere le donne, ma anche a decine e decine di passanti che sconvolti dall'accaduto hanno avvisato le forze dell'ordine. Per la donna, che ambiva per la sua rivale la peggiore delle umiliazioni, si prospetta una denuncia per violenza privata e lesioni. A quanto pare la moglie ha premeditato con cura la sua vendetta spiando i comportamenti del marito fino ad arrivare alla certezza del tradimento e l'identificazione della rivale. Non c'è che dire, una vicenda senza dubbio originale e che forse sarà d'ispirazione a molte donne. Concedeteci, però una piccola provocazione: ma non sarebbe stato meglio fare del destinatario del “fiero pasto” (Dante non credo che perdonerà mai a Nannarelle questa citazione) il marito infedele, principale colpevole, ed invece passato quasi immune dalle ire della donna?

Le boss preferiscono il giallo

Tra una tecnica camorristica e l'altra, morti sfigurati e fatti saltare in aria come marionette di gomma, Roberto Saviano ha riportato il nome e il mito della mafia di nuovo ai vertici. L’illegalità e la violenza non sono molto diverse da quelle raccontate da Mario Puzo, ma anche se apparentemente certe cose non cambiano mai, analizzate con attenzione le differenze ci sono, eccome. Tutte le sfaccettature di questo mondo “mitico”, tristemente sempre più rappresentativo del nostro Paese della pizza e la pasta, prendono forma tra le pagine di Gomorra, un Best seller italianissimo in cui la novità è la prepotente presenza di donne Boss. Le Boss, se vogliamo permetterci nuovamente la libertà grammaticale di femminilizzare un sostantivo da sempre solo maschile. Se un tempo la preoccupazione femminile era scegliere un “buon partito”, sposarlo e sperare che diventasse un dirigente dell’illegalità per poterne assaporare i benefici, ora che l’emancipazione ha fatto capolino anche nel settore più maschilista del territorio nazionale, quello appunto del sistema, o, usando un termine più classico, della camorra, la realtà è cambiata. Saviano illustra chiaramente l’evoluzione di quelle che, nate con la gonna, abitano questo angolo d’inferno e inizia la sua lista citando Antonietta Maresca, la pioniera del crimine, la vendicatrice che, sola, decise di farsi "giustizia", approfittando del "ritardo culturale dei boss camorristi" quando ancora le donne non si toccavano e quindi non erano implicate in agguati e vendette. La progenitrice delle signore del crimine. Antonietta Maresca, in arte Pupetta, moglie di Pasquale Simonetti, boss della camorra napoletana, nel 1955 decise di vendicare la morte del marito sparando un intero caricatore sul suo presunto assassino. Era incinta di sei mesi. Aspettò Antonio Esposito, sospettato dell’omicidio, e dopo avergli sparato si allontanò a piedi verso casa. Dopo di lei i nomi delle “regine del male” aumentano e a succederla è Anna Mazza una figura ormai storica nel suo genere. Vedova del Padrino di Afragola è stata una delle prime donne ad essere accusata di associazione a delinquere, la vedova nera della camorra. Come ogni madre di famiglia premurosa, rimasta sola, prese in mano le redini della dirigenza non solo logistica, ma economica e militare degli affari del marito. La prima ad innaugurare il “matriarcato” della camorra. Fu talmente abile che seppe approfittare la quasi totale impunità riservata alle donne nel Meridione e rimasta immune da invidie, minacce e vendette fu capace di portare avanti i traffici della famiglia come nessuno. Costantemente tenuta sotto scorta da “bodyguard” ovviamente al femminile, “donne veloci e sicure, a bordo di altrettanto agili Smart gialle - il giallo Kill Bill, ormai divenuto il colore simbolo della loro violenza - in grado di dare nell’occhio, ma non troppo, di incutere timore senza pretendere riverenza”, seppe destreggiarsi al comando dell’organizzazione e moltiplicare i guadagni. Ma i tempi cambiano e l’impunità destinata al gentil sesso e goduta dalle prime Boss viene meno. Anche la camorra si adegua alla modernità e la “parità” trasforma le donne di sistema in nuovi besagli. A pagare per prima le conseguenze di tale agghiacciante emancipazione è Immacolata Capone, il braccio destro della Mazza e con questo nome non ci si poteva aspettare di meno. Morì assassinata a causa di un'evoluzione del pensiero camorrista. Anche le donne ora fanno parte del sistema, anche loro devono morire. E del resto a queste signore non manca nulla rispetto ai loro colleghi uomini. Roberto non se lo lascia sfuggire, sottolinea fino a che punto lo scarso spirito di rivalità e di competitività sia in grado di renderle più attente e devote al “lavoro” oltre che efficaci e spietate. Il loro operato, svolto con estrema convinzione e nell’arco di un momento, non venendo assimilato pienamente, le rende capaci di distaccarsene velocemente. Mai una di loro infatti si è definita camorrista. Mai nessuna Boss, a differenza di mariti, figli e fratelli si è pentita. Mai.

Un altro articolo sul tema qui.

giovedì 19 giugno 2008

Maturità 2008: la condizione della donna ed un ballerino spacciato per donzella nei temi del Ministero


Una traccia dedicata alla figura femminile nell'Italia del 800 ed imbarazzante, se così lo si può definire, omaggio fittizio ad una donna diventata protagonista al posto di un ballerino russo della poesia di Eugenio Montale “Ripenso il tuo sorriso”. Non si può certo dire che il gentil sesso sia stato dimenticato (anche se con qualche gaffes) nelle tracce proposte dal Ministero dell'Istruzione per la prima prova di maturità, meglio conosciuta come tema. Una delle possibilità offerte ai maturandi italiani era quella di descrivere “La cittadinanza femminile e la condizione della donna nel divenire dell'Italia del Novecento” spunto senza dubbio interessante e ricco di sfacettature e possibilità di analisi anche se alla fine è stato uno dei temi meno preferiti dagli studenti probabilmente (e forse qualcosa di più) a causa delle pochissime pagine di storia dedicate nei manuali istituzionali all'altra metà del cielo. Fin qui, però, tutto bene. I dolori sono cominciati dopo che è stata resa nota un'altra delle tracce proposte dal Ministero, ovvero la vecchia e classica analisi del testo. Le scelte dei tecnici per questa maturità 2008 sono andate su un brano di Eugenio Montale “Ripenso il tuo sorriso” presente anche nella raccolta “Ossi di seppia”. L'introduzione al testo diceva “Nella prima strofa il poeta esprime in una serie di immagine simboliche, da una parte la sua visione della realtà, e dall'altra il ruolo salvifico svolto dalla figura femminile”. Ben due temi incentrati sul gentil sesso, avrà pensato qualcuno di primo acchito. Col cavolo (Montale scuserà l'esclamazione poco stilnovistica) la poesia non è dedicata a nessuna donna ma ad un ballerino russo (Boris Kniaseff) che il poeta ligure ha conosciuto e visto danzare al Teatro Verdi di Genova. Una poesia scritta per un uomo. Punto e basta. Senza nessuna pruderia o secondo fine, dicono i biografi del poeta (che poi anche ci fosse cambierebbe poco) ma che, vuoi per ignoranza, vuoi per assurdo pudore, non deve aver convinto i professori del Ministero che hanno ben pensato di cambiare i pensieri in testa al povero Montale trasformando il ballerino russo in una donzella. Molto meglio, avranno forse pensato, mantenere l'antico clichè di donna mera e solamente ispiratrice statica di versi delicati. Mha.. .Quel che è certo che il Ministero ha fatto proprio una magra figura meritevole di bocciatura. Lungi da noi addentrarci nel ginepraio delle polemiche e nella divisione asettica del testo alla ricerca di chissà quale recondito significato pubblichiamo, sperando di fare cosa gradita a Montale, il testo integrale di “Ripenso il tuo sorriso”..

Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...

sabato 14 giugno 2008

Per la bellezza autentica

La bellezza è un elemento importantissimo e con essa lo sforzo impiegato per raggiungerla. Anche se (per fortuna) non si tratta dell'unico parametro di giudizio, l'aspetto fisico rimane pur sempre il biglietto da visita che una persona consegna al suo interlocutore durante i primi minuti di conversazione. Ovviamente ad aiutare il prossimo a formarsi una prima buona impressione su noi stessi non sarà solo la bellezza del corpo, ma l'insieme di tutti gli elementi visivi e auditivi da noi prodotti, tra cui i movimenti, i silenzi, le risate, l'abbigliamento e certamente le nostre conversazioni (il cui effetto voglio continuare a credere sia quello decisivo). Nonostante ciò, la bellezza fisica è, chissà perché, uno di quegli elementi, innati e difficilmente plasmabili, su cui la maggior parte delle esponenti del genere femminile (e maschile sempre più spesso) continua a puntare tutte le energie ma anche le frustrazioni che, generate dal mancato raggiungimento dei propri modelli televisivi, sono tali da spingere giovani e meno giovani ad operazioni chirurgiche rischiosissime. 
Il gusto per un corpo "perfetto" deriva sicuramente dal desiderio istintivo che tale perfezione alimenta. L'uomo e la donna sono affascinati dalla bellezza, qualità capace di generare attrazione e spingere all'unione, ma la scelta tra il bello e il brutto non è guidata solamente dalla soggettività: al giorno d'oggi i gusti personali sono plasmati dalla cultura e dall'educazione, da ciò che viene definito attraente dai media, dall'opinione pubblica e dalle pubblicità capaci di intuire i bisogni della massa e abili al momento di sfruttare i desideri della gente, riuscendo ad esasperarli nel pubblico a cui si rivolgono per ottenere profitto. Molti concordano nel giudicare Sofia Loren una bella oggettiva e Anna Magnani una donna che può piacere o no, e quante volte abbiamo sentito la frase Brad Pitt, sì, è bellissimo, però a me non piace. Espressioni che fanno riflettere. Se Brad Pitt non accende la fiamma dell'attrazione (non è il mio caso) perché si continua a sostenere la bellezza dell'attore? Qual è il motivo per cui continuiamo a vederlo bello anche se non ci attrae e non ci piace personalmente? L'idea di oggettiva apparenza piacevole non è altro che il gusto imposto dalla cultura attuale, e la prova è che ogni epoca ha avuto la sua bellezza "oggettiva". 
Venere, la Dea dell'amore, per Botticelli era una donna dai capelli lunghissimi e dalla pelle bianchissima, in completa dissonanza con l'idea femminile di Coco Chanel (sono certa che quest'ultima avrebbe raffigurato Venere su una spiaggia dorata e con la pelle morena); Rubens descrive la perfezione delineando le forme morbide delle Tre grazie (seguendo i nostri canoni, tre donne tendenti al sovrappeso cellulitico). In Birmania la bellezza di una donna era misurata dalla lunghezza del collo - qui un articolo - e in Cina dalla dimensione dei piedi, belli solo se piccolissimi, un bene prezioso che solo il marito poteva toccare - qui un articolo - (le nostre modelle di 1 metro e 90 d'altezza e con il 41 di scarpe sarebbero state dei mostri inguardabili destinate alla "zitellaggine" mentre oggi, per la nostra cultura, non sarebbe certo la bellezza dei piedi a frenare le passioni).  Le gambe sottili e snelle sfoggiate sulle passerelle sono state in passato l'elemento di riconscimento principale all'ora di distinguere una buona schiava, mentre le gambe grassottelle, proprie delle donne ricche, erano considerate le più attraenti secondo il gusto raffinato. Risulta interessante che al nord dell'Europa una giovane donna con lineamenti del sud e capelli neri abbia spesso un grande successo con l'altro sesso e che, curiosamente, al sud dell'Europa una donna ottenga lo stesso effetto se bionda e con gli occhi azzurri. Insomma, l'idea di bellezza cambia da stato a stato e anche da un'epoca all'altra. Per la prima volta però,  è innegabile ammetterlo, nel nostro secolo si promuove una bellezza che sfiora, e a volte addirittura oltrepassa, la linea della malattia trasformando l'immagine della salute quasi in un difetto. In genere le pubblicità non fanno che promuovere la ricerca della magrezza estrema anche se ci sono eccezioni: pubblicità degne di essere pubblicizzate. 
Mi riferisco alla campagna, ormai conosciutissima in tutto il mondo e amatissima da tutte, promossa dalla Dove. Per la bellezza autentica, è questo lo slogan geniale che i pubblicitari hanno saputo creare e trasmettere. Scavando tra i desideri delle donne, stanche di un modello di bellezza, quello del XXI secolo, in cui per l'ennesima volta il corpo femminile tende alla distruzione, questa squadra fantastica è stata capace di esaltare le qualità naturali. Lo scopo di questa citazione publicitaria è rendere omaggio a tale estro creativo, per una volta favorevole al nostro sesso, capace di creare profitti in modo costruttivo, non demolitore. Ripropongo un frammento della campagna Dove con questo video che vale la pena vedere.

mercoledì 11 giugno 2008

Miss, mia cara Miss...

Raramente da quando Nannarelle è attivo ho mischiato la quotidianità della mia attività professionale a quella del Blog, ma il fatto che mi è successo ieri mi ha lasciato alquanto perplessa. Come ogni estate il giornale per il quale scrivo segue le selezioni regionali un importantissimo concorso di bellezza.
Ho conosciuto così un'aspirante Miss che alla primissima selezione della stagione si è piazzata sul podio: altissima, occhi da cerbiatta, labbra carnose ed un seno che dire prosperoso è poco. In una parola: bellissima. Dopo aver tirato mentalmente due “bonarie” maledizioni (del tipo “speriamo caschi in una cisterna di lardo di maiale”) a cotanta bellezza iniziamo a chiacchierare. Comincia a raccontarmi qualche cosa della sua vita da studentessa e di come si sia avvicinata timidamente al concorso, quando di punto in bianco spara nell'indifferenza una frase che mi fa sobbalzare sulla sedia: “Al momento della sfilata mi vergognavo un po' perchè le ragazze erano tutte magrissime, mentre io ero la più in carne, vedi questa ciccetta” e mentre parla mostra due millimetri di adipe che secondo lei trasborderebbero dal fianco. “Ciccetta!!!!” esclamo io non nascondendo (forse poco professionalmente) il mio stupore e soppesando sommariamente la fanciulla che ad occhio e croce non raggiungerà i 55 chili. La mia faccia interrogativa la esorta a raccontarmi qualche particolare in più sulla sua prima esperienza nel concorso di bellezza e lei con un pizzico di santissima e ormai sempre più rara (soprattutto nei giovanissimi) ingenuità e pudore prosegue: “Eh tutte le altre partecipanti erano magrissime e mi hanno detto di essersi preparate con mesi e mesi di palestra mentre io sono capitata quasi per caso. Pensa che alcune addirittura mi hanno consigliato di farmi la liposuzione, come ultima spiaggia.” Liposuzione!!! Alla seconda mia esclamazione la ragazza (che devo dire, accidenti a lei, si è anche dimostrata simpatica e divertente) deve aver pensato di stare di fronte ad una pazza. Vengo anche a scoprire altre chicche sul mondo dei concorsi di bellezza come lettere anonime che le varie partecipanti scrivono all'organizzazione per screditare questa o quell'altra Miss (non oso immaginare con quale minaccia). Non credo che ci sia bisogno di dire che sono brasata dallo spiraglio apertomi sul mondo delle selezioni più locali che locali non si può (al di sotto credo ci sia solo l'elezione di Miss Condominio stella marina) fatto di giovanissime che sgambettando sul podio pensando ad interventi chirurgici su corpi magrissimi mentre tra un giro di anca e un battito di ciglia studiano il testo di una lettera anonima per togliersi dai piedi una concorrente.
Mai pensato che il mondo delle reginette fosse una schiera di educande ed ovviamente è sbagliato generalizzare ma non posso negare dopo questa intervista di aver provato un brivido di paura...E pensare che questa era solo la prima selezione....

domenica 1 giugno 2008

Fiera del libro di Madrid

Inaugurata il 30 maggio, la Fiera del Libro di Madrid rimarrà aperta nella capitale fino al 15 giugno. Due intere settimane dedicate alla lettura e soprattutto alla possibilità per molti di incontrare personalmente i propri autori preferiti: non saranno pochi gli scrittori che presenzieranno l'evento. Tra i più di trecento stand allineati all'interno del magnifico parco del Buen Retiro, ogni anno sede della fiera, anche il più sbadato potrà scovare libri di ogni sapore e colore, di ogni epoca e stile, passando dai fumetti di Maitena a testi d'antiquariato, il tutto racchiuso in un percorso di non più di un chilometro. In questa orgia di parole, voglio segnalare la postazione numero 48, libreria interamente al femminile dove uno dopo l'altro sarà possibile scorgere volti noti e meno noti di grandi e piccole eroine.

lunedì 24 marzo 2008

Pasqua


In Spagna si è appena ritornati al ritmo di lavoro quotidiano dopo aver celebrato anche quest'anno la morte e risurrezione di Gesù Cristo. Come in altri luoghi di religione Cattolica, la settimana Santa è stata un succedersi di processioni durante le quali i penitenti espiano i loro peccati attraverso l'esaltazione e la venerazione delle immagini alle quali sono devoti, oltre che con lo sforzo e la sofferenza di coloro che hanno scelto di trasportare Los Pasos - statue raffigurati scene religiose - sulle spalle o seguire il percorso della processione pregando e ricordando la sofferenza del Figlio di Dio. Per tutte le strade del Paese si sono riversati centinaia di fedeli che hanno accompagnato, come ogni anno succede, le sculture rappresentanti le sacre immagini. Il Sud della Spagna, anche se non solo, è senza dubbio la località più suggestiva in cui trascorrere la Semana Santa luogo che, ancora oggi, nonostante i timori di una sempre più diffusa secolarizzazione, celebra la Pasqua con sentimento e devozione con Siviglia in testa. Se Maria è immagine fondamentale nella passione, durante la Settimana Santa è adorata addirittura tanto quanto il Cristo e le strade delle città principali lo dimostrano con la presenza di Vergini spettacolari come quelle che ho avuto modo di vedere a Granada tra le quali la Virgen de Francisco Morales, la Virgen de Luís Alvarez Duarte, la Virgen de la Soledad, la Virgen attribuita a Pedro de Mena e tante tante altre che, pioggia permettendo, hanno sfilato per i vicoli e i viali della città andalusa. Oltre alle statue centenarie, erano presenti molti fedeli e tra loro le donne, vestite con l'abito tradizionale, erano le più eleganti e raggianti: pettinature scolpite e trucco perfetto hanno fatto da cornice ai volti emozionati e mistici, anche se a volte in attesa degli sguardi dei curiosi e delle telecamere piuttosto che del perdono. Tra le donne delle processioni sono molte a sfilare con tacchi alti e vestiti neri, anche se nessuna, forse solamente a causa della mancanza di forza fisica, è messa in risalto per il ruolo da portantina de Los Pasos compito che, dovuto alle tonnellate di peso, è riservato ai soli uomini. Per questo ci manteniamo distanti da polemiche e volgiamo l'attenzione alle belle penitenti che peinetas in testa e mantillas ricamate a mano hanno fatto da cornice ai compagni uomini nascosti sotto los pasos o incappucciati. 
Possiamo quindi evidenziare la forte partecipazione delle donne alle funzioni religiose di questo tipo e non solo, infatti poco a poco la Chiesa sta aprendo il suo nucleo più chiuso e conservatore al mondo femminile e a provarlo è il fatto che il Papa stesso sta cercando di ampliare la presenza di autrici donne nell'Osservatore romano impulsando un vero e proprio cambio generazionale potendo portare come esempio importante quello di Anna Foa che si prospetta essere segnale dell'inizio di un afflusso femminile al giornale.

lunedì 17 marzo 2008

India e Dote.

Tra le pagine dei giornali risalta ultimamente un problema che per noi occidentali è dimenticato, ma che nel mondo, e soprattutto in India, continua a generare crisi familiari e suicidi di centinaia di giovani donne. La dote, illegale in India, continua ad esistere sottobanco e ad essere motivo di minaccia e di ricatto per le famiglie delle giovani spose del paese. Una volta sposate molte ragazze ricevono minacce di abbandono e vengono torturate dai familiari del marito, così che per paura del ripudio le mogli si trovano a dover pagare alte somme, che vanno aggiunte alla dote elargita precedentemente al matrimonio. Le denuncie raggiungono cifre stratosferiche, 10000 all'anno, e la situazione è sempre più difficile, tanto che molte giovani per non scegliere tra mandare in rovina la familgia finanziariamente o mandarla in rovina moralmente sopportando un ripudio decidono di togliersi la vita evitando così la disgrazia familiare. La situazione è stata ignorata per anni fino a quando grazie a Vimochana, una associazione di tutela del diritto della donna che ha sede a Bangalore, le cose sono cambiate e si è aperta la questione. I maltrattamenti e le morti indotte dai familiari dei mariti non sono cessate, ma i mezzi di comunicazione hanno iniziato a sensibilizzare l'opinione pubblica che sfortunatamente però rimane ancora troppo legata alla tradizione e ai riti ancestrali facendola da padroni. Per approfondire il tema vi consiglio vivamente di leggere questo articolo  realmente interessante e completo, in grado di offrire una visione dettagliata sulla situazione. 

giovedì 13 marzo 2008

Persepolis 2.

Ve lo ricordate il vecchio post su Persepolis,  il film d'animazione di Marjane Satrapi? La pellicola aveva già suscitato polemiche e scontri ed ora è nuovamente sulle pagine dei giornali perché in Libano ne è stata proibita la proiezione all'interno dei cinema del Paese. La speranza della diffusione di questa ricostruzione della società iranì in Libano è, a detta di Gianluca Chacra, direttore di Front Row Entertainment, la società distributrice del film in Medio Oriente, che possa essere venduta in DVD come accadde negli Emirati Arabi e in Iran. 
P.S. Navigando in internet per cercare informazioni sul tema, mi sono imbattuta in un blog dedicato all'Iran e in questa foto che mi sembra di una bellezza straordinaria: la nuova faccia dell'Iran. La nuova donna islamica. L'allego a questo post, anche se non è direttamente relazionata con esso, sperando la apprezziate ugualmente e riusciate a perdonarmi la leggera forzatura. (Persepolis)