Viaggiare in gruppi piú o meno numerosi di sole donne è oggi una pratica molto diffusa. Per noi, infatti, donne del XXI secolo, è abbastanza comune organizzare escursioni vicine o lontane tra amiche e godere di viaggi indimenticabili alla rassegna della femminilitá.
Ma non sempre fu cosí. Partire sole, per il gentil sesso, in passato non era una pratica né ben vista, né diffusa. Se gli uomini di buona famiglia al termine dei propri studi erano soliti trascorrere un anno sabbatico fuori da casa, scoprendo terre lontane e vivendo l’esperienza del Grand Tour, per le giovani fanciulle era cosa impensabile, a meno che non si trattasse di donne, come dire, speciali.
Ma com’è cambiato il turismo femminile? In passato le donne dovevano viaggiare con estrema precauzione e, in alcuni casi, addirittura travestirsi da uomini per liberarsi dai possibili pericoli. Apha Behn, una di queste intraprendenti signore, viaggió verso il sud america e ritrasse dopo 20 anni la sua esperienza in una testo intitolato Oroonoko, il principe in catene (1668). Lady Montagu, il cui epistolario, testimonianza della sua esperienza in Turchia, venne pubblicato conto la sua volontá, è un'altra fonte di grande valore per quanto riguarda il viaggio femminile. Altro esempio è quello di Isabelle Eberhardt la quale partí dalla Svizzera e raggiunse il Maghreb, luogo in cui dovette travestirsi da beduino per poter, alla fine del XIX secolo, investigare e conoscere la cultura berbera.
E quante altre donne avventuriere, colte e curiose affrontarono pericoli e, soprattutto, sfidarono le convenzioni per alimentare la propria bramosia di sapere! Al giorno d’oggi grazie all’emancipazione raggiunta, le donne non devono lottare contro la societá per avventurarsi in luoghi lontani, e possono affrontare grandi viaggi, in gruppo o sole, senza soccombere agli antichi tabú.
Quali sono quindi i viaggi che cercano le donne attualmente? Viaggi di piacere certamente, ma anche di lavoro, di studio, di scoperta e investigazione.
Insomma, tutto quello che precedentemente era possibile solamente per un giovane ragazzo dell’alta societá è ora una possibilitá in piú per l’universo femminile in cui le donne possono volare in tutta libertá.
lunedì 24 maggio 2010
Volare al femminile. Com’è cambiata l’esperienza del viaggio per le donne.
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sabato 23 gennaio 2010
Donne on-line sempre più numerose
Esiste un settore in cui, inaspettatamente, le donne sono sempre più presenti, attive e non si fanno spaventare da nessuno. Ebbene sì, le percentuali parlano chiaro: le donne introducono, sempre più numerose, internet tra le loro faccende "domestiche".
E se Pink Blog, in un post del 2008, presentava già alcuni studi sulla situazione femminile on-line, attualmente si riscontra una ulteriore crescita della presenza di donne in rete con una attività che conta con più di 8 milioni di partecipazioni, in Italia. Un aumento del 7% rispetto all'anno anteriore, come illustra un post della Regione Toscana, e soprattutto che non presenta segni di diminuzione.
Gli uomini prediligono intrattenersi e giocare con la tecnologia, le donne la utilizzano per informarsi, per comunicare e lavorare, plasmando un nuovo settore di business disegnato a loro immagine e somiglianza. L'e-commerce, infatti, si presenta come alternativa allettabile prettamente per il gentil sesso, affermazione presente in diversi studi attuali.
Uno in particolare ci è parso interessante, e ve lo proponiamo, sullo sviluppo del e-commerce al femminile in Francia:
venerdì 17 luglio 2009
Mamma a 67 anni, muore a 70 e lascia orfani due figli di soli tre anni.
Mamma a tutti i costi. Questa è la storia di Carmen Bousada. Voleva diventare madre, Carmen, e ci riuscì finalmente tre anni fa, dopo i trattamenti ricevuti in una clinica americana.
Per avere un figlio non si fermò davanti a nulla, nemmeno di fronte ai suoi 67 anni; per poter essere sottoposta ai trattamenti di fertilità, Carmen si spinse oltre, mentendo addirittura ai medici della clinica, dichiarando di avere 55 anni, il massimo permesso per ricevere i trattamenti, secondo le leggi americane.
Sabato scorso, dopo soli tre anni dalla sua gravidanza e dalla nascita dei suoi due bambini, due gemelli, Carmen Bousada è deceduta, uccisa da un tumore, lasciando quindi orfani i due piccoli tanto desiderati.
Il medico, ingannato dalla Madre-Nonna, condannò in passato il gesto della donna e la sua irresponsabilità nel tenere due figli alla sua età. Il tempo, in questo caso molto breve, sembra aver dato ragione al dottore visto che il finale non poteva essere più negativo.
giovedì 9 luglio 2009
Michael Jackson rivive nelle parole d'amore della figlia Paris
Su di lui in questi giorni, in questi mesi ed in questi anni si è tutto. Forse troppo. Al di là delle polemiche, delle frasi fatte, delle analisi e delle celebrazioni troppo enfatiche e tardive il messaggio più bello, sincero e commovuente rimarrà per sempre quello pronunciato tra le lacrime dalla figlia Paris Jackson. Poche parole per una dichiarazione d'amore di una piccola donna al suo papà che non c'è più.
lunedì 6 luglio 2009
Hai incontrato un Bastardo? Ridici su con la Reggiani
Ogni donna nella sua vita ha incontrato un "bastardo". Il difficile, però, non è sopravvire alla catastrofica unione, ma riuscire a riderci su. Ed è a questo delicato punto che, in soccorso delle donne tradide e abbandonate, arriva "Bastardi" ironica trasmissione al limite del geniale condotta su Comedy Central (pacchetti Sky) da Francesca Reggiani.
Il nodo centrale dello show è semplice: in ogni puntata una donna racconta davanti alle telecamere la sua disavventura amorosa. A dipanare la vicenda ci pensano le divertissime ricostruzioni fiction realizzate da attori che "mimano" la love story (le scene infatti sono prive di dialoghi) facendo rivivere incontri, tradimenti e primi baci. Ed è proprio nei filmati muti e nell'esasperazione dei gesti e delle espressioni del viso che si nasconde il segreto dell'esorcismo sentimentale che il programma vuole buttare sulle storie finite male: anche il più sordito tradimento e le gesta del peggiore dei "Bastardi" nelle riscostruzioni assumono contorni ridicoli (ma senza mai sminuire il dolore) e infantili, mostrando tutte le debolezze dell'essere umano. Il tutto è coadiuvato con sapienza dalla Reggiani che ispirandosi a trasmissioni dedicate al mondo del crimine come "Blu Notte" analizza reperti come regali e lettere.
Grande protagonista dello show il "Bastardometro" sorta di termometro che misura il livello di cattiveria del gentiluomo di turno. Ogni storia si conclude con un'avviso che mette in guardia le donne in ascolto delle pericolosità dell'uomo protagonista della vicenda, ma soprattutto con la costruzione di quello che sarebbe stato il futuro della malcapitata se fosse rimasta assieme a tale "deliquente amoroso". Un avvenire che ovviamente si preannuncia sempre come peggiore dell'abbandono che la donna sta superando nel presente.
Una trasmissione, insomma, semplice e leggera ma capace con intelligenza e senza sconfinare nel patetico di prenderci in giro e lenire il dolore con una risata. Perchè, come ricorda alla fine di ogni puntata la Reggiani: "Le cose è meglio saperle prima".
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mercoledì 28 gennaio 2009
Lo stupro è l'omicidio dell'anima. Ribelliamoci
Nannarelle esprime tutta la sua solidarietà alla ragazza di Guidonia violentata da 4 romeni nei giorni scorsi.
Difficile criminalizare la folla che ha urlato contro i mostri mentre venivano portati via dalle forze dell'ordine. Giustizia deve essere stata fatta e non sono accettabili pene lievi e la solita demagogia che viene tirata fuori dal cilindro dei politici in questi casi.
Il danno e il dramma subito dalla vittima non potrà mai essere rimarginato ma è possibile evitare che altre subiscano quello che, come diceva il più grande avvocato difensore dei diritti delle donne Tina Lagostena Bassi, è il secondo crimine per gravità dopo l'omicidio. "Lo stupro uccide l'anima" diceva la Lagostena Bassi. Le sue parole fino ad ora sono rimaste inascoltate ed i risultati sono scelte dei giudici che concedono gli arresti domiciliari al ragazzo che ha violentato una giovane a Capodanno.
Vergogna
giovedì 15 gennaio 2009
Tutte più belle con la crema per le emorroidi

Donne accorrete numerose e gridate al miracolo: dietro alla pelle perfetta e luminosa e al seno turgido a prova di gravità delle star di cinema e televisione si nascondo le emorroidi. Avete capito bene, non vi sto prendendo per il c...(e mai paragone sarebbe più indicato): il segreto della bellezza perfetta sta tutto nella famosa crema ideata per curare il fastidioso disturbo. Secondo una voce che circola nel mondo dello spettacolo, il miracoloso unguento (glissiamo sul nome per ovvie ragione dicendo soltanto che inizia per P e il colore del tubetto è giallo intenso) sarebbe portentoso per cancellare i segni delle occhiaie e di stanchezza sotto gli occhi. Ma non è finita: la crema avrebbe, infatti, effetti tensori sul decoltè e sulla pelle del viso, per non parlare dell'aiuto che darebbe per combattere il principale nemico delle donne: la cellulite. L'unguento della felicità vanta estimatori di primo piano come la star Sandra Bullock e le sue virtù mi sono state confermate direttamente da una bionda signora della televisione italiana (non vi svelerò l'identità nemmeno sotto tortura) conosciuta da me per motivi di lavoro e che mi ha candidamente confessato di usarla spesso come rimedio contro le occhiaie e le fastidiose rughette sotto il collo.
Vero o falso posso dire che la bionda soubrette, nonostante abbia superato gli anta, sfoggia una pella compatta e soda. Certo, credere che da sola la crema possa garantire la bellezza eterna sarebbe folle, ma la tentazione di sfidare l'imbarazzo per recarmi nella più vicina farmacia e portarmi a casa una quantità industriale di prodotto è tanta...
A pendere a favore della crema c'è anche il costo, circa 8 euro, di molto inferiore ai tradizionali cosmetici.
C'è però un lato negativo: come mi ha spiegato la mia informatrice del tubo catodico il preparato (a base di lievito di birra e fegato di pescecane) ha un odore nauseabondo e non certo di aiuto per eventuali incontri romantici. Inoltre, pare che la crema tenda anche a macchiare i tessuti. Per questo la bionda presentatrice mi ha consigliato di metterla nei momenti di relax e solitudine, d'indossare una vecchia maglietta, oppure di aggiungere qualche goccia di profumo al preparato.
Parafrasando una massima storica: una bella pelle val bene un po' di puzza...
domenica 16 novembre 2008
La regina di Giordania è anche regina di internet.
Rania di Giordania, o meglio detta, la regina della rete, perché è proprio grazie a questo strumento mediatico che la bella giovane dal sangue blu diffonde il suo messaggio in tutto il mondo attraverso il suo sito internet, è riuscita a mettere in atto una vera e propria campagna mediatica on-line a favore del suo Paese. Filmati di vita quotidiana, donne, uomini e bambini sono stati ripresi come prova del fatto che la cultura araba e mussulmana non è come l'occidente vuole far credere. Ma non sarà solo grazie ad internet che la regina riuscirà nel suo intento di culturizzazione: i ringraziamenti di Rania sono in gran parte rivolti anche a you tube che le ha permesso di raggiungere centinaia, se non migliaia di utenti nella rete. Ebbene, come Obama anche la regina di Giordania può vantare un primato: ha portato avanti le sue missioni diplomatiche in difesa della cultura della sua terra usando un mezzo completamente fuori dal comune per una regina. Il risultato? A dir poco grandioso!
Vi allegho un video, giudicate da voi.
martedì 2 settembre 2008
Vali così poco da dover pagare?
Tan poco vales que tienes que pagar? O per capirci meglio: Vali così poco da dover pagare? È il nuovo cartello pubblicitario contro la prostituzione che il Comune di Siviglia ha studiato e diffuso per combattere la prostituzione ormai incontrollabile nella città andalusa. Sarà anche sangue latino quello che scorre nelle vene dei cittadini focosi del sud della nostra cara e vecchia Europa, ma i vicini degli ambulanti in cerca di futile felicità non ne possono più di urla e schifezze sotto casa. Tanto che a loro questa iniziativa - a detta degli ideatori, solo il primo passo atto a risolvere il problema e al quale succederanno provvedimenti più duri - sembra proprio una presa in giro.
Se ci sono uomini che non si fanno impietosire dalle condizioni igieniche, fisiche e psicologiche di giovani donne buttate per le strade che si vendono per pochi euro, come si può pensare che questi stessi individui possano essere indotti a miglior condotta da un cartello pubblicitario che come scopo ha quello di intaccarne l’orgoglio maschile?
Ed effettivamente non hanno proprio tutti i torti gli abitanti dei quartieri incriminati, anche se dobbiamo dar merito all’iniziativa che per una volta svergogna i clienti fuorilegge, carnefici di tanto scandalo per le strade e non le vittime di un commercio sempre più grande: si contano solo in Spagna – dati della catena Antena 3 – 300.000 donne schiave, per un totale di 18.000.000 di euro all'anno.
mercoledì 16 luglio 2008
Pazzie del terzo millennio: scoppia il business delle acconciature dei peli pubici
Siamo costantemente bersagliate da dikat della moda che ci impongono canoni di bellezza inarrivabili, corpi perfetti fasciati da vestiti che non potremo mai avere, per non parlare dei media e delle multinazionali che ci spingono all'acquisto compulsivo di vestiti, accessori e cosmetici indispensabili per essere al passo con i tempi, ma quando è troppo è troppo. Passino i tacchi vertiginosi proposti dai guru della moda anche per fare la spesa, va bene per i costumi sempre più piccoli ed importabili dalla maggior parte delle donne (vedi post sul C string) ma preoccuparsi anche di sfoggiare tagli e messe in piega ai peli pubici è davvero eccessivo. Esagerazione? Direi proprio di no dato che una nota azienda inglese, la Remington, (sarà un caso che il C string sia stato inventato nel paese della Regina?) ha ideato un particolare rasoio per radere alla perfezione il pube. Ma non è finita, gli esperti di immagine suggeriscono le acconciature più cool o quelle più adatte alla vostra personalità (potete andare a curiosare nel sito http://www.trimandshape.com/).
Tra le idee suggerite spiccano quelle dalla linea più semplice fino a elaborati disegni a forma di fiore. Ovviamente, come spiegano nel sito, si tratta di un rasoio studiato appositamente per la cura dei peli pubici che non causa irritazioni. E dopo aver pensato al taglio si passa alla tinta. Sempre in Inghilterra, infatti, sta spopolando una linea di colori naturali ed atossici (Glo-Glo) che variano dal blu al verde mela. Come sempre a lanciare la moda della cura di quella che fino a qualche anno fa era la zona più intima e nascosta di ogni donna, ci hanno pensato le star del cinema: se una volta si correva dal parrucchiere a copiare il taglio sfoggiato dalla diva di turno ora ci si fionda dall'estetista a farsi fare la ceretta come Gwyneth Paltrow e Naomi Campbel. Ed ecco che Otylia Robert, estetista specializzata nella cura e bellezza dei pube diventata una star, dispensa sui giornali consigli, raccontando i benefici della ceretta brasiliana (depilazione quasi totale) e di come le dive una volta provatala non tornino più indietro. Spostandoci dall'altra parte del mondo si scopre che la moda è molto diversa: in Corea, infatti, vanno fortissimi e parrucchini per le parti basse, mentre in occidente Rick Stonnel ha fatto una fortuna con la messa in piega intima. Alcune femministe sostengono che alla base della scoperta della cura esagerata del pube ci sia la conquista dei diritti femminili: l'attenzione alla segreta parte del corpo ebbe il suo boom nell'America degli anni 20 quando con la liberalizzazione dei costumi le donne dell'alta società lanciarono la moda del taglio a forma di cuore. Non c'è che dire da oggi guarderò le suffragette con altri occhi...
lunedì 7 luglio 2008
Gay Pride, le donne della comunità gay: esistiamo anche noi!

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domenica 22 giugno 2008
Una vendetta al gusto cacca....
In passato ci eravamo occupate di vendetta femminile raccontando la storia della contessa Serpieri (la protagonista di “Senso” memorabile film di Luchino Visconti interpretato dalla splendida Alida Valli) diventata emblema dell'orgoglio di buona parte di tutte le donne del mondo (Vedi post qui). L'algida nobildonna, dopo aver scoperto il tradimento del giovane ufficiale austriaco per cui aveva abbandonato il marito e la patria (per non fargli correre i rischi di un combattimento gli aveva consegnato i gioielli necessari per finanziare un moto risorgimentale) lo denuncia per diserzione consapevole che sarà fucilato. Dal dramma della contessa Serpieri sono passati oltre centocinquantanni e messe da parte le atmosfere della Venezia risorgimentale e dei corteggiamenti nobiliari, la vendetta femminile targata 2007 abbandona ogni sorta di aureo romanticismo ed ideale tradito per finire in un bel barattolo di cacca. Eh si avete capito benissimo, stiamo parlando proprio di quella cosa lì...
E' successo nei giorni scorsi a Genova dove una facoltosa moglie tradita ha costretto la rivale con la forza ad inginocchiarsi ai suoi piedi ed a mangiare degli escrementi che si era portata da casa conservandoli con cura in un barattolo. La scena si è svolta in una zona frequentatissima di Genova e davanti agli occhi, non solo del marito fedigrafo che ha cercato di dividere le donne, ma anche a decine e decine di passanti che sconvolti dall'accaduto hanno avvisato le forze dell'ordine. Per la donna, che ambiva per la sua rivale la peggiore delle umiliazioni, si prospetta una denuncia per violenza privata e lesioni. A quanto pare la moglie ha premeditato con cura la sua vendetta spiando i comportamenti del marito fino ad arrivare alla certezza del tradimento e l'identificazione della rivale. Non c'è che dire, una vicenda senza dubbio originale e che forse sarà d'ispirazione a molte donne. Concedeteci, però una piccola provocazione: ma non sarebbe stato meglio fare del destinatario del “fiero pasto” (Dante non credo che perdonerà mai a Nannarelle questa citazione) il marito infedele, principale colpevole, ed invece passato quasi immune dalle ire della donna?
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Le boss preferiscono il giallo
Tra una tecnica camorristica e l'altra, morti sfigurati e fatti saltare in aria come marionette di gomma, Roberto Saviano ha riportato il nome e il mito della mafia di nuovo ai vertici. L’illegalità e la violenza non sono molto diverse da quelle raccontate da Mario Puzo, ma anche se apparentemente certe cose non cambiano mai, analizzate con attenzione le differenze ci sono, eccome. Tutte le sfaccettature di questo mondo “mitico”, tristemente sempre più rappresentativo del nostro Paese della pizza e la pasta, prendono forma tra le pagine di Gomorra, un Best seller italianissimo in cui la novità è la prepotente presenza di donne Boss. Le Boss, se vogliamo permetterci nuovamente la libertà grammaticale di femminilizzare un sostantivo da sempre solo maschile. Se un tempo la preoccupazione femminile era scegliere un “buon partito”, sposarlo e sperare che diventasse un dirigente dell’illegalità per poterne assaporare i benefici, ora che l’emancipazione ha fatto capolino anche nel settore più maschilista del territorio nazionale, quello appunto del sistema, o, usando un termine più classico, della camorra, la realtà è cambiata. Saviano illustra chiaramente l’evoluzione di quelle che, nate con la gonna, abitano questo angolo d’inferno e inizia la sua lista citando Antonietta Maresca, la pioniera del crimine, la vendicatrice che, sola, decise di farsi "giustizia", approfittando del "ritardo culturale dei boss camorristi" quando ancora le donne non si toccavano e quindi non erano implicate in agguati e vendette. La progenitrice delle signore del crimine. Antonietta Maresca, in arte Pupetta, moglie di Pasquale Simonetti, boss della camorra napoletana, nel 1955 decise di vendicare la morte del marito sparando un intero caricatore sul suo presunto assassino. Era incinta di sei mesi. Aspettò Antonio Esposito, sospettato dell’omicidio, e dopo avergli sparato si allontanò a piedi verso casa. Dopo di lei i nomi delle “regine del male” aumentano e a succederla è Anna Mazza una figura ormai storica nel suo genere. Vedova del Padrino di Afragola è stata una delle prime donne ad essere accusata di associazione a delinquere, la vedova nera della camorra. Come ogni madre di famiglia premurosa, rimasta sola, prese in mano le redini della dirigenza non solo logistica, ma economica e militare degli affari del marito. La prima ad innaugurare il “matriarcato” della camorra. Fu talmente abile che seppe approfittare la quasi totale impunità riservata alle donne nel Meridione e rimasta immune da invidie, minacce e vendette fu capace di portare avanti i traffici della famiglia come nessuno. Costantemente tenuta sotto scorta da “bodyguard” ovviamente al femminile, “donne veloci e sicure, a bordo di altrettanto agili Smart gialle - il giallo Kill Bill, ormai divenuto il colore simbolo della loro violenza - in grado di dare nell’occhio, ma non troppo, di incutere timore senza pretendere riverenza”, seppe destreggiarsi al comando dell’organizzazione e moltiplicare i guadagni. Ma i tempi cambiano e l’impunità destinata al gentil sesso e goduta dalle prime Boss viene meno. Anche la camorra si adegua alla modernità e la “parità” trasforma le donne di sistema in nuovi besagli. A pagare per prima le conseguenze di tale agghiacciante emancipazione è Immacolata Capone, il braccio destro della Mazza e con questo nome non ci si poteva aspettare di meno. Morì assassinata a causa di un'evoluzione del pensiero camorrista. Anche le donne ora fanno parte del sistema, anche loro devono morire. E del resto a queste signore non manca nulla rispetto ai loro colleghi uomini. Roberto non se lo lascia sfuggire, sottolinea fino a che punto lo scarso spirito di rivalità e di competitività sia in grado di renderle più attente e devote al “lavoro” oltre che efficaci e spietate. Il loro operato, svolto con estrema convinzione e nell’arco di un momento, non venendo assimilato pienamente, le rende capaci di distaccarsene velocemente. Mai una di loro infatti si è definita camorrista. Mai nessuna Boss, a differenza di mariti, figli e fratelli si è pentita. Mai.
Un altro articolo sul tema qui.
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giovedì 19 giugno 2008
Maturità 2008: la condizione della donna ed un ballerino spacciato per donzella nei temi del Ministero

Una traccia dedicata alla figura femminile nell'Italia del 800 ed imbarazzante, se così lo si può definire, omaggio fittizio ad una donna diventata protagonista al posto di un ballerino russo della poesia di Eugenio Montale “Ripenso il tuo sorriso”. Non si può certo dire che il gentil sesso sia stato dimenticato (anche se con qualche gaffes) nelle tracce proposte dal Ministero dell'Istruzione per la prima prova di maturità, meglio conosciuta come tema. Una delle possibilità offerte ai maturandi italiani era quella di descrivere “La cittadinanza femminile e la condizione della donna nel divenire dell'Italia del Novecento” spunto senza dubbio interessante e ricco di sfacettature e possibilità di analisi anche se alla fine è stato uno dei temi meno preferiti dagli studenti probabilmente (e forse qualcosa di più) a causa delle pochissime pagine di storia dedicate nei manuali istituzionali all'altra metà del cielo. Fin qui, però, tutto bene. I dolori sono cominciati dopo che è stata resa nota un'altra delle tracce proposte dal Ministero, ovvero la vecchia e classica analisi del testo. Le scelte dei tecnici per questa maturità 2008 sono andate su un brano di Eugenio Montale “Ripenso il tuo sorriso” presente anche nella raccolta “Ossi di seppia”. L'introduzione al testo diceva “Nella prima strofa il poeta esprime in una serie di immagine simboliche, da una parte la sua visione della realtà, e dall'altra il ruolo salvifico svolto dalla figura femminile”. Ben due temi incentrati sul gentil sesso, avrà pensato qualcuno di primo acchito. Col cavolo (Montale scuserà l'esclamazione poco stilnovistica) la poesia non è dedicata a nessuna donna ma ad un ballerino russo (Boris Kniaseff) che il poeta ligure ha conosciuto e visto danzare al Teatro Verdi di Genova. Una poesia scritta per un uomo. Punto e basta. Senza nessuna pruderia o secondo fine, dicono i biografi del poeta (che poi anche ci fosse cambierebbe poco) ma che, vuoi per ignoranza, vuoi per assurdo pudore, non deve aver convinto i professori del Ministero che hanno ben pensato di cambiare i pensieri in testa al povero Montale trasformando il ballerino russo in una donzella. Molto meglio, avranno forse pensato, mantenere l'antico clichè di donna mera e solamente ispiratrice statica di versi delicati. Mha.. .Quel che è certo che il Ministero ha fatto proprio una magra figura meritevole di bocciatura. Lungi da noi addentrarci nel ginepraio delle polemiche e nella divisione asettica del testo alla ricerca di chissà quale recondito significato pubblichiamo, sperando di fare cosa gradita a Montale, il testo integrale di “Ripenso il tuo sorriso”..
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un'acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d'un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l'abbraccio d'un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s'esprime libera un'anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un'ondata di calma,
e che il tuo aspetto s'insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d'una giovinetta palma...
sabato 14 giugno 2008
Per la bellezza autentica
mercoledì 11 giugno 2008
Miss, mia cara Miss...
Raramente da quando Nannarelle è attivo ho mischiato la quotidianità della mia attività professionale a quella del Blog, ma il fatto che mi è successo ieri mi ha lasciato alquanto perplessa. Come ogni estate il giornale per il quale scrivo segue le selezioni regionali un importantissimo concorso di bellezza.
Ho conosciuto così un'aspirante Miss che alla primissima selezione della stagione si è piazzata sul podio: altissima, occhi da cerbiatta, labbra carnose ed un seno che dire prosperoso è poco. In una parola: bellissima. Dopo aver tirato mentalmente due “bonarie” maledizioni (del tipo “speriamo caschi in una cisterna di lardo di maiale”) a cotanta bellezza iniziamo a chiacchierare. Comincia a raccontarmi qualche cosa della sua vita da studentessa e di come si sia avvicinata timidamente al concorso, quando di punto in bianco spara nell'indifferenza una frase che mi fa sobbalzare sulla sedia: “Al momento della sfilata mi vergognavo un po' perchè le ragazze erano tutte magrissime, mentre io ero la più in carne, vedi questa ciccetta” e mentre parla mostra due millimetri di adipe che secondo lei trasborderebbero dal fianco. “Ciccetta!!!!” esclamo io non nascondendo (forse poco professionalmente) il mio stupore e soppesando sommariamente la fanciulla che ad occhio e croce non raggiungerà i 55 chili. La mia faccia interrogativa la esorta a raccontarmi qualche particolare in più sulla sua prima esperienza nel concorso di bellezza e lei con un pizzico di santissima e ormai sempre più rara (soprattutto nei giovanissimi) ingenuità e pudore prosegue: “Eh tutte le altre partecipanti erano magrissime e mi hanno detto di essersi preparate con mesi e mesi di palestra mentre io sono capitata quasi per caso. Pensa che alcune addirittura mi hanno consigliato di farmi la liposuzione, come ultima spiaggia.” Liposuzione!!! Alla seconda mia esclamazione la ragazza (che devo dire, accidenti a lei, si è anche dimostrata simpatica e divertente) deve aver pensato di stare di fronte ad una pazza. Vengo anche a scoprire altre chicche sul mondo dei concorsi di bellezza come lettere anonime che le varie partecipanti scrivono all'organizzazione per screditare questa o quell'altra Miss (non oso immaginare con quale minaccia). Non credo che ci sia bisogno di dire che sono brasata dallo spiraglio apertomi sul mondo delle selezioni più locali che locali non si può (al di sotto credo ci sia solo l'elezione di Miss Condominio stella marina) fatto di giovanissime che sgambettando sul podio pensando ad interventi chirurgici su corpi magrissimi mentre tra un giro di anca e un battito di ciglia studiano il testo di una lettera anonima per togliersi dai piedi una concorrente.
Mai pensato che il mondo delle reginette fosse una schiera di educande ed ovviamente è sbagliato generalizzare ma non posso negare dopo questa intervista di aver provato un brivido di paura...E pensare che questa era solo la prima selezione....
domenica 1 giugno 2008
Fiera del libro di Madrid
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lunedì 24 marzo 2008
Pasqua
lunedì 17 marzo 2008
India e Dote.
Tra le pagine dei giornali risalta ultimamente un problema che per noi occidentali è dimenticato, ma che nel mondo, e soprattutto in India, continua a generare crisi familiari e suicidi di centinaia di giovani donne. La dote, illegale in India, continua ad esistere sottobanco e ad essere motivo di minaccia e di ricatto per le famiglie delle giovani spose del paese. Una volta sposate molte ragazze ricevono minacce di abbandono e vengono torturate dai familiari del marito, così che per paura del ripudio le mogli si trovano a dover pagare alte somme, che vanno aggiunte alla dote elargita precedentemente al matrimonio. Le denuncie raggiungono cifre stratosferiche, 10000 all'anno, e la situazione è sempre più difficile, tanto che molte giovani per non scegliere tra mandare in rovina la familgia finanziariamente o mandarla in rovina moralmente sopportando un ripudio decidono di togliersi la vita evitando così la disgrazia familiare. La situazione è stata ignorata per anni fino a quando grazie a Vimochana, una associazione di tutela del diritto della donna che ha sede a Bangalore, le cose sono cambiate e si è aperta la questione. I maltrattamenti e le morti indotte dai familiari dei mariti non sono cessate, ma i mezzi di comunicazione hanno iniziato a sensibilizzare l'opinione pubblica che sfortunatamente però rimane ancora troppo legata alla tradizione e ai riti ancestrali facendola da padroni. Per approfondire il tema vi consiglio vivamente di leggere questo articolo realmente interessante e completo, in grado di offrire una visione dettagliata sulla situazione.
giovedì 13 marzo 2008
Persepolis 2.

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