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domenica 19 giugno 2011

Dodici ore per combattere il tumore al seno.

Dodici ore per combattere il tumore al seno. E’ l’ambizioso progetto di day surgery senologico presentato dall’istituto Europeo per l’oncologia di Umberto Veronesi. Secondo il professore, si tratterebbe del primo centro che offre la possibilità di concentrare in dodici ore il percorso di cura per molte donne affette da cancro.

La sperimentazione è stata portata avanti su 500 pazienti e il protocollo prevede che le donne, dopo l’operazione e terminata la fase di osservazione possano tornare a casa. Le candidate che possono beneficiare di questo metodo innovativo sono donne colpite da tumori le cui dimensioni vanno dai pochi millimetri al centimetro e mezzo. A fianco ai benefici medici Veronesi ha sottolineato quelli psicologici.

L’idea di passare in ospedale solo poche ore rende in qualche modo più “lieve” la diagnosi: "Spesso la cosa più difficile è togliere il cancro dalla mente delle nostre pazienti" ha sottolineato il medico. Ovviamente fondamentale è la prevenzione, il vero grande strumento che ha consentito di diminuire negli anni la mortalità. Il tumore al seno colpisce circa 37 mila donne e ne uccide 10 mila. Quasi un tumore su tre è diagnosticato solo con esami strumentali quando non è ancora palpabile (negli anni '70 nessuno).

Su questo fronte l'istituto ha in cantiere un nuovo studio clinico su 20mila donne under 50 che saranno sottoposte a controlli senologici (una mammografia l'anno e un'ecografia ogni 6 mesi) per confermare i risultati di uno studio pilota denominato “mortalità zero”. Alla presentazione del progetto, oltre del cancro al seno si è parlato degli altri killer (polmone, prostata e polmoni) che rappresentano ancora il quaranta per cento delle morti per tumore.

giovedì 21 aprile 2011

Negato il diritto alla pillola del giorno dopo

Non è un farmaco abortivo eppure la metà dei medici nega alle donne che ne fanno richiesta la pillola del giorno dopo. Sono i dati poco confortanti resi pubblici dall’Associazione “Vita di donna” che porta avanti un servizio di contraccezione d’emergenza che aiuta le donne a districarsi nei complicati ingranaggi italiani che impediscono di ottenere il sospirato farmaco.

A dire di no alle richieste sono soprattutto medici del pronto soccorso e di guardia medica, dei consultori e di medicina generale che fanno scendere a poco più del due per cento la percentuale di usufruitici di contraccezione d’emergenza.

Ma chi chiede la pillola del giorno dopo? Per la maggior parte si tratta di donne tra i 15 e i 35 anni, residenti al centro sud e di fede cattolica. La responsabile del servizio “Vita di donna”, Gabriella Pacina, ha spiegato che oltre l’85% dei rifiuti dei medici è motivato con la cosiddetta clausola di coscienza ovvero, come spiega l’articolo 22: “il sanitario al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico possa rifiutare la propria opera, se non questo comportamento non metta in pericolo la vita del paziente".

Quando un medico si rifiuta di prescrivere la pillola del giorno dopo, appellandosi alla clausola di coscienza, dovrebbe però fornire in tempi brevi il nome di un collega non obiettore che possa prescrivere il contraccettivo. Cosa che non succede quasi mai, privando le donne di un diritto sancito dalla legge.

Anche l’Organizzazione Mondiale per la Sanità considera la "pillola del giorno dopo" un farmaco essenziale e la colloca per la contraccezione in classe 1, ovvero non soggetta a restrizioni. Non a caso in alcuni paesi europei, come la Spagna e l'Inghilterra, è possibile acquistarla senza ricetta medica. C’è però un rovescio della medaglia: ancora una volta le donne italiane si piazzano agli ultimi posti per uso di contraccettivi riducendosi solo a un terzo del totale.

giovedì 27 marzo 2008

Vaccinazione contro il tumore al collo dell'utero: una svolta epocale

Parliamoci chiaro: se siamo fortunati pochissime volte nella nostra vita sentiremo dire da un medico che siamo di fronte ad una svolta epocale. Per questo, quando nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sezione sanremese della Lega Tumori ho sentito il dottor Claudio Battaglia pronunciare queste parole ho addrizzato immediatamente le orecchie. La svolta epocale a cui il medico si riferiva era legata alla vaccinazione per il 'HPV (Human Papilloma Virus) virus che causa la maggior parte di tumori all'utero, unico cancro di origine virale e che ogni anno fa migliaia di vittime in tutto il mondo. L'efficacia del vaccino contro il pappilloma virus è stata accertata contro il 70% dei tumori che colpiscono l'utero, il che significa che il vaccino abbinato alla prevenzione e l 'indispensabile abitudine di sottoporsi una volta all'anno al pat test, segna lo scacco matto contro una patolgia subdola che uccide ancora troppe donne. In poche parole, forse tra una manciata di decenni il tumore all'utero potrà dirsi definitivamente sconfitto. Il vaccino purtroppo è efficace solo nelle donne fino a 26 anni e proprio in questi giorni molte Asl (tra cui quella della provincia d'Imperia per le Nannarelle residenti nel ponente ligure) hanno avviato una campagna di vaccinazione gratuita per le bambine nate nel 1996 e nel 1997. Nei prossimo giorni alle famiglie delle adoloscenti sarà inviata una lettera che spiega i benefici del vaccino e fissa direttamente l'appuntamento con un medico. Dopo tanti casi di malasanità ogni tanto una bella notizia fa bene al cuore...Per le altre ragazze fino ai 26 anni la vaccinazione è a pagamento e il costo totale (non certo irrisorio) si aggira per il momento attorno ai 400 euro ma, detta tra noi, è meglio comprare un cellulare in meno alle nostre figlie, sorelle e nipoti ma preservare la loro salute. Bisgogna però dire che è prevista un offerta a prezzo agevolato per le donne tra i 13 ed i 26 anni, con ulteriore priorità alle ragazze tra i 13 ed i 18.
Come ricordano i medici dell'Asl il papilloma virus è responsabile di un'infezione molto frequente tra le donne sessualmente attive: la maggior parte di esse si infetta almeno una volta nella vita. Alcuni tipi di HPV sono ritenuti i principali responsabili del cancro della cervice uterina. Si stima che 50 donne su 100 vengano a contatto con HPV del tipo ad alto rischio oncogeno (tipi 16 e 18). I virus appartenenti ai gruppi 16 e 18 sono responsabili di poco più del 70% dei tumori del 
collo dell'utero. Fortunatamente solo una piccolissima percentuale di esse, a distanza di molti anni dall'infezione, potrà sviluppare un tumore della cervice uterina.
Per approfondire l'argomento sono a disposizione documenti e siti istituzionali:
www.liguriainformasalute.it
www.ministersalute.it
www.emea.europa.eu
www.apel-pediatri.it
www.epicentro.iss.it

venerdì 14 marzo 2008

Pagina web per promuovere la ricerca sul tumore al seno.

Mi hanno mandato oggi questo link dicendomi che il sito in questione non riceve abbastanza visite al giorno da poter far fronte al finanziamento della ricerca sul tumore al seno promossa con la vendita degli spazi pubblicitari agli sponsor e che cliccando sul riquadro rosa del centro della pagina web si contribuisce ad aiutare quelle donne che non possono da sole sostenere il costo di una mammografia. Ho guardato il sito e non so fino a  che punto si tratti di una iniziativa umanitaria e non solo di una trovata commerciale, ma in fin dei conti mi sono detta: nel dubbio, è sempre meglio sbagliare arricchendo qualcuno, piuttosto che sbagliare non aiutando chi magari ne ha bisogno. No? Quindi se avete un po' di tempo visitatelo.