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giovedì 25 marzo 2010

Chiara Salvadè: dalla provincia d'Imperia l'ultima playmate


Passa per la provincia d'Imperia la consacrazione mondiale della bellezza made in Italy. Dopo oltre dieci anni dall’ultima apparizione di un’italiana sulla prestigiosa edizione di Playboy America è toccato a Chiara Salvadè, 24 anni di Arma di Taggia, riportare il fascino italiano sulla famosa rivista patinata fondata da Hugh Hefner nel 1953.

Chiara, speaker radiofonica e aspirante giornalista è apparsa sull’ultimo numero di Playboy protagonista questa volta in prima persona nella sezione dedicata al gossip. La splendida playmate si è conquistata un posto di primo piano nel mondo dello showbiz internazionale grazie alla sua storia d’amore con Tommy Lee batterista dei Mootley Crue ed ex marito di Heather Locklear e Pamela Anderson.

A metterci lo zampino e a far capitolare il bel musicista di origine greca è stato il sito My Space dove entrambi hanno una pagina personale e dove Lee ha manifestato il suo interesse per Chiara che inizialmente è rimasta incredula per le attenzioni ricevute: “Pensavo fosse uno scherzo, non potevo credere che fosse davvero lui a scrivermi – racconta Chiara – ed invece quando ho acceso la web cam e l’ho visto mi sono dovuta ricredere”. La storia è proseguita per qualche mese solo per via virtuale e telefonica, poi è scattato il primo invito di Lee a raggiungerla a Los Angeles. Migliaia di ragazze non se lo sarebbero fatto ripetere due volte, ma Chiara, forse complice del detto “In amore vince chi fugge” ha detto no: “Non me la sentivo di fare un viaggio così lungo. Lui ha insistito ma ho sempre declinato”.

Dopo alcuni mesi è stato lo stesso Lee a venire in Italia a conoscere Chiara. I due si sono visti più volte e spesso Chiara ha assistito a concerti del rocker. E grazie a lei riusciamo a scoprire un lato del musicista, spesso definito come ribelle e anticonvenzionale, diverso da quello più conosciuto: “Tommy con me si è sempre comportato come un gentiluomo, è una persona molto dolce e dedito ai due figli avuti da Pamela”. Un legame, quello tra Tommy e Chiara che è proseguito nei mesi e che nelle intenzioni di Lee sarebbe potuto anche sfociare in un matrimonio. Anche questa volta, forse a causa della sua giovane età, a mettere un freno è stata Chiara: “Non me la sono sentita e ho detto no, però i nostri rapporti continuano ad essere ottimi”.

L’apparizione di Chiara su Playboy è arrivata dopo numerosi articoli a lei dedicati sui principali giornali italiani ed europei e la realizzazione di un calendario sexy dal quale è stata tratta la foto apparsa sulla rivista: “Per me si è trattato di un sogno diventato realtà: sono da sempre un’ammiratrice di Playboy e ritengo che Hefner abbia avuto un peso fondamentale nel mondo dell’editoria e della sessualità. Può sembrare strano ma è da quando sono ragazzina che ammiro le Playmate e sapere di essere stata la prima italiana dopo 10 anni a cui la versione americana della rivista ha dedicato uno spazio mi ha riempito di gioia. Il mio sogno più grande rimane quello di apparire un giorno sul paginone centrale.”

Il successo di Chiara, però, non si esaurisce sulle pagine di Playboy: la scorsa settimana, infatti, è stata ospite della trasmissione televisiva Chiambretti night dove è stata invitata per parlare della sua relazione con Lee, ma anche per dare la sua opinione a temi di attualità come la chirurgia estetica: “E’ stata una bellissima esperienza – commenta – temevo un po’ le battute sarcastiche di Chiambretti ma invece è stato gentilissimo e ha fatto di tutto per mettermi a mio agio. E non posso nascondere che non piacerebbe poter far parte del cast della trasmissione. Chissà…”

mercoledì 16 luglio 2008

Pazzie del terzo millennio: scoppia il business delle acconciature dei peli pubici

Siamo costantemente bersagliate da dikat della moda che ci impongono canoni di bellezza inarrivabili, corpi perfetti fasciati da vestiti che non potremo mai avere, per non parlare dei media e delle multinazionali che ci spingono all'acquisto compulsivo di vestiti, accessori e cosmetici indispensabili per essere al passo con i tempi, ma quando è troppo è troppo. Passino i tacchi vertiginosi proposti dai guru della moda anche per fare la spesa, va bene per i costumi sempre più piccoli ed importabili dalla maggior parte delle donne (vedi post sul C string) ma preoccuparsi anche di sfoggiare tagli e messe in piega ai peli pubici è davvero eccessivo. Esagerazione? Direi proprio di no dato che una nota azienda inglese, la Remington, (sarà un caso che il C string sia stato inventato nel paese della Regina?) ha ideato un particolare rasoio per radere alla perfezione il pube. Ma non è finita, gli esperti di immagine suggeriscono le acconciature più cool o quelle più adatte alla vostra personalità (potete andare a curiosare nel sito http://www.trimandshape.com/).
Tra le idee suggerite spiccano quelle dalla linea più semplice fino a elaborati disegni a forma di fiore. Ovviamente, come spiegano nel sito, si tratta di un rasoio studiato appositamente per la cura dei peli pubici che non causa irritazioni. E dopo aver pensato al taglio si passa alla tinta. Sempre in Inghilterra, infatti, sta spopolando una linea di colori naturali ed atossici (Glo-Glo) che variano dal blu al verde mela. Come sempre a lanciare la moda della cura di quella che fino a qualche anno fa era la zona più intima e nascosta di ogni donna, ci hanno pensato le star del cinema: se una volta si correva dal parrucchiere a copiare il taglio sfoggiato dalla diva di turno ora ci si fionda dall'estetista a farsi fare la ceretta come Gwyneth Paltrow e Naomi Campbel. Ed ecco che Otylia Robert, estetista specializzata nella cura e bellezza dei pube diventata una star, dispensa sui giornali consigli, raccontando i benefici della ceretta brasiliana (depilazione quasi totale) e di come le dive una volta provatala non tornino più indietro. Spostandoci dall'altra parte del mondo si scopre che la moda è molto diversa: in Corea, infatti, vanno fortissimi e parrucchini per le parti basse, mentre in occidente Rick Stonnel ha fatto una fortuna con la messa in piega intima. Alcune femministe sostengono che alla base della scoperta della cura esagerata del pube ci sia la conquista dei diritti femminili: l'attenzione alla segreta parte del corpo ebbe il suo boom nell'America degli anni 20 quando con la liberalizzazione dei costumi le donne dell'alta società lanciarono la moda del taglio a forma di cuore. Non c'è che dire da oggi guarderò le suffragette con altri occhi...

lunedì 7 luglio 2008

Gay Pride, le donne della comunità gay: esistiamo anche noi!

Madrid si veste di giallo, rosa, rosso, blu, azzurro e verde, e chi ne ha più ne metta, per la festa dell’Orgullo Gay – meglio conosciuta in Italia come Gay Pride - finita il 5 giugno dopo una settimana di festeggiamenti e conclusa con una nottata folle lungo le strade del quartiere di Chueca, uno dei più grandi quartieri gay d’Europa, ma anche dei più vivi, ricchi di ristoranti, negozi e locali della capitale spagnola. Ogni anno, per celebrare la modernità e la tolleranza di questo Paese, sempre più aperto e predisposto nei confronti dei così detti “diversi”, (sia anche solo per poter dichiararsi politicamente corretti) per le strade del centro della città più grande della penisola si riversano migliaia di persone con tanta voglia di gridare al mondo che esistono. Quest’anno, diversamente dai trascorsi, la festa è stata in onore dell’orgoglio lesbico e quindi tutta al femminile, per questo degna di nota, soprattutto per Nannarella. Donne alla riscossa, anche tra gli omosessuali, pronte a rivendicare la propria presenza dimenticata e ignorata specialmente quando si parla di omosessualità. La giornata conclusiva di questo party, diventato ormai un appuntamento estivo per tutti i madlileni, non solo omosessuali, si è svolta in allegria: tutti erano invitati a partecipare. Il pomeriggio del sabato ha visto sfilare decine di carri con miss stravaganti alla guida, e la stessa Bibiana Aido, Ministro dell’uguaglianza del governo Zapatero, non si è tirata indietro di fronte a questa ennesima occasione di visibilità appoggiando la parata e la celebrazione - differentemente dalla sua omologa italiana, Mara Carfagna, chiaramente più omofoba rispetto alla collega - mentre la festa ha continuato fino a tarda notte per le piazze del quartiere di Chueca, zona ripresa in molte pellicole di uno dei principali protagonisti della Movida madrilena, Pedro Almodovar. Nannarella non poteva lasciarsi sfuggire un tale evento e si è immersa tra la folla variopinta: coppie giovani e meno giovani di omosessuali e non, ballerini e transessuali, ma anche turisti sorridenti armati di macchine fotografiche e videocamere. Non sono mancati momenti di tensione, soprattutto nei pressi della Piazza di Chueca dove la moltitudine di persone, talmente fitta,  ha rischiato di creare zuffe tra la gente trascinata da un vero e proprio fiume-umano in piena. Una volta trovato un posto sicuro e meno affollato non è stato difficile lasciarsi andare vivendo la notte appieno, facendo conoscenza con alcune di queste creature stravaganti. Tra le note di “Nel blu dipinto di blu” e di canzoni della mitica Raffaella Carrà che hanno risuonato in ogni angolo e in ogni bar visitato – giuro, sono stati veramente tanti – abbiamo anche avuto modo di vivere esperienze più che curiose e verificare con mano il non poco rifiuto della comunità gay maschile nei confronti delle femminuccie spaesate come me che, cercando un bagno disperatamente - a causa dell’effetto birra -  sono capitata in un posto alquanto ineteressante: tutti uomini, la maggior parte enormi montagne di muscoli che in un altro momento avrebbero suscitato contemplazione, ma che il bisogno fisiologico mi rese completamente ostili. I clienti di questo locale non hanno tardato molto al mettermi in guardia dall’avvicinarmi ai bagni riservati solo alle coppiette maschili, non certo alle prese con effusioni romantiche…  Chiedere aiuto a un compagno di festa non mi ha aiutata; anche lui, ha confermato la versione di barista e clienti dicendo: “lì sotto, tu, non ci puoi andare”. La mia insistenza non è stata ricompensata, e alla domanda: “ma cavolo, qui non c’è un bagno per donne?” Nessuno è sembrato imbarazzato nel rispondermi: “No! Qui c’è solo un bagno per uomini”. Che novità!

domenica 6 luglio 2008

Hugh Hefner il re di Playboy

Interessante destino è toccato (o meglio dire si è costruito abilmente) a Hugh Marston Hefner imprenditore e magnate dell'editoria, meglio conosciuto come il papà di Playboy la rivista erotica più famosa e copiata del mondo, diventato miliardario grazie al potere della “tetta in copertina” ma finendo per assumere il ruolo di uomo oggetto “sfruttato” da attrici e modelle e in cerca di gloria. Il potere di Hef (come lo chiamano gli amici) è fortissimo: è sufficiente una sola apparizione su Playboy per vedersi catapultare dall'affollato mondo delle sconosciute a quello molto più esclusivo dello show biz americano. E negli oltre 50 anni di storia della rivista di fortuna il buon vecchio Hugh ne ha fatta e ne ha portata tanta: nelle sue sapienti “grinfie” sono passate niente di meno che Marylin Monroe (protagonista ancora sconosciuta della copertina del primo numero di Playboy) Jane Mansfield, Charlize Theron, Madonna, Drew Barrymore, Pamela Anderson e tante tante altre ancora. Inutile dire che molte fanciulle in cerca di fama vedono in Hefner (è lui stesso infatti a scegliere ogni ragazza protagonista di un servizio fotografico) una sorta di totem dispensatore di gloria. Ancora più superfluo aggiungere che migliaia di donne fanno la gara per gettarsi ai piedi ed entrare nelle grazie di questo signore che nonostante abbia superato gli 80 anni non ha nessuna intenzione di mettersi da parte. 

Dotato di un quoziente intellettivo sopra la media e cresciuto negli ambiente puritani (questo potrebbe spiegare molte cose...) Hefner costruisce passo dopo passo il suo cammino verso la gloria. Dopo aver conquistato una buona conoscenza dei sotterranei dell'animo umano grazie ad una brillante laurea in psicologia, combatte per l'esercito americano dove a fianco degli allupati soldati inizia a pensare al suo progetto. Finita la seconda guerra comincia a darsi da fare: il primo numero di Playboy esce nel 1953 e la ragazza protagonista del servizio principale (battezzata da lui Playmate ovvero compagna di giochi, tradotto in italiano con coniglietta) una sconosciuta e sensualissima Marylin Monroe. E con il sorriso ammiccante di Marylin sdraiata su un panno rosso la rivista del coniglio (simbolo scelto personalmente dal fondatore per sdrammatizzare l'impatto sessuale) diventa uno dei marchi più famosi della storia ed il primo magazine in assoluto a pubblicare fotografie erotiche, tanto che Hefner più di una volta ha sottolineato il suo contributo nel scatenare la rivoluzione sessuale che ha gettato le basi della nostra società attuale. 

Puntando su fotografie sexy ma non volgari (soft core), ironia e gli assegni che Hefner offre alle star per posare nude o quasi sul suo giornale, Playboy diventa in breve tempo un impero economico presente in tutto il mondo. Definita rivista erotica di classe per eccellenza supererà senza difficoltà il proliferare dell'industria del porno e delle riviste che puntano su immagini più strong, raggiungendo uno status di sexy eleganza mai eguagliato. Alle foto delle donne Hefner ha affiancato interviste molto approfondite ed argute a personaggi di primo piano come Fidel Castro, Malcom X, Martin Luther King e Robert De Niro firmate dai principali nomi del giornalismo mondiale. Fondamentali ovviamente le playmate, diventate nell'immaginario collettivo quasi figure mitiche, che Hefner sceglie personalmente e che quasi sempre sono bionde, prosperose e giovanissime e a cui, cosa molto particolare nel mondo dello show biz, rimane spesso affezionato (una delle sue frasi preferite è “Coniglietta una volta coniglietta per sempre”) aumentando di anno in anno il suo esercito di “amichette” pettorute. 

Ma il furbissimo Hefner fa di più e consapevole del forte carisma della sua figura nel 1960 costruisce il proprio mito con la magione di Playboy: una mega villa a Beverly Hills dove va a vivere assieme ad alcune delle sue fidate conigliette che nel corso degli anni si alternernano dando vita, a colpi di feste e bikini sempre più ridotti, ad un harem formoso sogno proibito della maggior parte degli uomini del mondo. Un modo di vivere estremo e discutibile che poco o nulla premia le abilità intellettuali della donna proposta come un piacevole giocattolo sessuale. Un circolo di “sfruttamenti” dove Hefner approfitta della bellezza ed esteriorità delle sue donne ma dove a sua volta viene “sfruttato” come calamita per la facile celebrità. Quello che è certo è che ormai ottantenne il papà di Play boy non finisce di stupire: protagonista di un reality girato nella sua magione, ha recentemente affermato di volere un figlio dalla sua compagna più giovane di 56 anni, e di essere un grande fan del viagra. Sulla pillola blu ha infatti commentato: “Così come la pillola, negli anni Sessanta, ha liberato le donne dall´incubo della procreazione non voluta il Viagra ha permesso agli uomini più anziani, e a quelli con qualche handicap, di colmare il divario tra desideri e realtà." Bè non male Hef...


giovedì 29 maggio 2008

La storia di Pucci, da insegnate di storia a titolare di sexy shop

“Non ci trovo niente di male, è un’attività come le altre e credo che possa diventare molto, ma molto redditizia”. Risponde così, con un sorriso e senza scomporsi, Pucci Semeria ex insegnante di italiano e storia presso un istituto superiore, ai curiosi che le chiedono spiegazioni su “Libidine” il suo sexy shop inaugurato nelle scorse settimane a Sanremo. Come lei racconta, l’avvicinamento a questo particolarissimo commercio è arrivato quasi per caso alla fine di una lunga carriera come insegnante e diverse esperienze come giornalista per alcune testate locali: “E’ stato un incrociarsi di fatalità – spiega da dietro il bancone di “Libidine”, nome scelto dal figlio che si è da subito dimostrato entusiasta e senza alcun pregiudizio nei confronti del commercio intrapreso dalla madre – ho scoperto che i vecchi gestori (negli stessi spazi vi era già un sexy shop) avevano intenzione di lasciare, l’offerta era buona, molti miei amici mi hanno manifestato il loro appoggio per aiutarmi a ristrutturare il locale e così, eccomi qui” racconta mostrando le due salette presenti nel negozio affrescate con colori vivaci: “Ma questo è solo l’inizio: prossimamente ho intenzione di appendere ai muri dei quadri a sfondo erotico che un mio amico, il pittore Paolo Golinelli, ha realizzato appositamente per “Libidine”. La neo commerciante racconta che anche i negozianti della zona sono stati molto gentili con lei e contenti della nuova apertura che secondo lei potrebbe trovare terreno molto fertile nella città dei fiori, dove, tra l’altro, esistono altri due sexy shop, segno che tutti i torti Semeria non sembra averli: “Credo che un negozio simile possa avere un buon seguito – racconta – prima di tutto perché siamo in una città turistica e vicino alla frontiera, quindi con un afflusso di gente diverso e costante, e poi anche perché il mondo dell’eros è molto più vasto di quanto sembra ed io ho intenzione di creare un punto d’incontro per chi vuole curiosare in questa realtà. Chi entrerà qui non si troverà di fronte al solito negozio volgare fornito solo di vecchie cassette e gadget”.
L’ex insegnate, pur raccontando di non aver avuto prima alcuna esperienza in questa particolare fetta di commercio, ha intrapreso con molta serietà la nuova attività, documentandosi in altri negozi e soprattutto all’estero dove il sexy shop è vissuto come una realtà giocosa e aperta a più categorie di persone diverse tra loro: “Come ho già detto il semplice gadget sarà solo una parte del mondo di “Libidine”: un ampio spazio sarà dedicato all’abbigliamento, ai costumi da bagno (per l’estate sono in arrivo bikini brasiliani molto sensuali ma portabili da tutte le donne), libri sull’arte erotica, scherzi da addio al celibato e nubiliato e molto altro. Ma la cosa che mi preme di più è che chi entra qui non si senta in imbarazzo ma a suo totale agio”. Anche per la scelta dell’orario la commerciante non ha lasciato nulla al caso adattandosi alle esigenze della zona: il negozio, infatti, oltre che aperto tutte le sere e pomeriggi lo è anche in occasione del mercato bisettimanale. Anche il mondo dell’eros, in fondo, ha le sue regole di marketing...

mercoledì 28 maggio 2008

Cristina Fabris accende passioni con i suoi fumetti.

Cristina Fabris  è nata a Roma nel 1971: lunghi capelli neri come le protagoniste delle sue storie travolgenti, una forte passione per il fumetto e l’ingresso nel mondo dell’erotismo attraverso questo mezzo ormai cult della comunicazione visiva, la rendono una giovane speciale e piccante. Nel disegno uno stile maturato con lo studio e tanta voglia di confrontarsi con gli altri le hanno permesso di diventare la regina delle fumettiste hard del made in Italy. Ragazze bionde, more e rosse. Eh sì, ne fa proprio di tutti i colori. Donne con un potere tale da riuscire a sbalzare fuori dal foglio bianco su cui vengono delineate e ad entrare così nelle fantasie dei lettori che ogni anno sono sempre più numerosi. Ragazze bendate dai seni rotondi e perfetti vantano movenze sinuose e irresistibili. Baci appassionati scambiati tra sirene del sesso che indossano trasparenze sognate da ogni uomo. Corpi in grado di accendere le fantasie delle coppie più discrete.
Ad arricchire i disegni si aggiungono la continua ricerca ed il mutare costante della mano dell’artista che oscilla tra Art Nouveau e Art Dec per poi saltare alla più attuale tecnica stile fantasy. Un’ininterrotta evoluzione formale del messaggio erotico più spinto ed un instancabile lavoro, poco a poco, hanno portato Cristina sulla scena internazionale. Si tratta di una fanciulla pioniera nell’universo dei comics dell’eros: una donna che spoglia i suoi personaggi diventando così la regina indiscussa del fumetto hard e sadomaso capace di reinventare continuamente una pratica “antica” quanto quella del sesso.
La Fabris ci tiene a sottolineare che il lavoro vero e proprio nel mondo del fumetto per lei è iniziato solo nel 2002: dal 2003 è cresciuto in maniera tale da spingerla alla ricerca di una valida collaboratrice capace di occuparsi della stesura dei testi delle conversazioni, un aiuto trovato nella sceneggiatrice Luciana Del Re. Una squadra a quattro mani che a quanto pare ha davanti un futuro pieno di sorprese. Solo un dubbio mi assale: le protagoniste dei loro fumetti avranno poi così tanto tempo da dedicare alle conversazioni? Mah. Non vi resta che scoprirlo da soli dando un’occhiata al sexy blog. Chissà che non troviate qualche nuovo spunto