Pubblichiamo solo un' immagine, che oltretutto ha già fatto il giro del mondo, per ricordare che il mondo femminile è bello perché è vario.
E infatti più vario di così non si può! Saula Nascimben, incinta di otto mesi, dimostra al mondo cosa vuol dire essere una pesista femminile.
Un'immagine carina che non può che riempire d'orgoglio tutte le donne.
lunedì 9 febbraio 2009
Saula Nascimben solleva pesi incinta di otto mesi. Chiamatelo sesso debole!
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Nannarelle
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Etiquetas: Personaggi, Sport
martedì 22 luglio 2008
Nome in codice Marina Vega
Agente segreto 007. L’uomo che non deve chiedere mai. Il bello e impossibile della storia del cinema, diventato un modello ineguagliabile per ogni ragazzo della porta accanto. Un lavoro al maschile quello della spia, che Bond ha contribuito a rimarcare come tale creandone addirittura un mito irraggiungibile, soprattutto per una donna. E quando dico irraggiungibile lo dico in tutti i sensi visto che nei 12 romanzi scritti da Fleming le donzelle che si susseguono tra le braccia del dannato agente sono niente meno che 14, numero che si quadruplica sul grande schermo in cui tra un colpo di pistola e una missione impossibile, il bello dei servizi segreti sarà alle prese con ben 58 donzelle tra le più affascinanti del genere femminle – dati del “Times Literary Supplement” Hugo Williams. Ma la vita non è un film, e la realtà a volte supera la fiction. E lo fa in questo caso presentandoci una spia in carne ed ossa, anche se questa volta, permettetemi di dirlo, si tratta di una spia in gonnella, non per questo meno esperta o più sprovveduta del nostro caro e vecchio James. E già, perché se al cinema abbiamo ammirato donne fredde e spietate della taglia di Nikita o “rette” e leali come Ninotchka, la vita vera è ancora più sorprendente. Si tratta di Marina Vega, nata in Cantabria, nel nord della Spagna, il 1923. Lottare contro il regime franchista (dopo una guerra civile durata dal 1936 al 1939 la Spagna rimase sotto un governo dittatoriale fino al 1975; il Generale Francisco Franco, militare che capeggiò il colpo di stato, vinse la guerra e divenne capo dello stato; il suo Regime Franchista durò esattamente 39 anni) è stata la sua missione dall’età di 17 anni quando, poco più di una bambina, ma con le idee chiare, riuscì a sopravvivere, prestò servizio in nome della democrazia e aiutò decine di ebrei francesi a sfuggire i nazzisti; trasformò la sua vita in una missione senza limiti. Del suo racconto, pubblicato anche sul Pais - domenica 29 giugno - colpiscono soprattutto alcuni aneddoti, forse pane quotidiano per uno 007, ma più duri da digerire se pensiamo che a viverli è stata una giovanissima: ad oggi i ricordi sono ancora vivi in lei tanto che illustra dettagliatamente il modo in cui gli agenti segreti, scovati dal nemico, si toglievano la vita per non cedere alle torture. Marina, personalmente, aveva sempre con se una pastiglia di cianuro, ma alcuni, meno previdenti, usarono metodi estremi per evitare di tradire la causa. Uno di loro, trovato morto suicida, si uccise dando testate contro il muro della sua cella mentre la Vega sottolinea: “deve essere stato orribile perché la cella era molto piccola. Non poteva prendere la rincorsa”. Il passato di questa donna fuori dal comune fu senza dubbio straordinario e la sua missione degna di attenzione. I ricordi che si porta dietro sono tanti, ma anche gli strascichi di queste esperienze non sono da meno; ancora oggi, nonostante siano passati tanti anni, non si siede mai di spalle a una porta e se deve dormire in albergo la sua stanza deve essere al primo piano, vicina all'uscita, in caso di emergenza. Che dire: da adesso quando si parlerà di spie oltre a Bond non potremmo non pensare anche al grande fascino di Marina.
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Nannarelle
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Etiquetas: Personaggi, Storia
venerdì 28 marzo 2008
Baby Hardel, una donna in India.
Baby Hardel è una indiana atipica, una donna che, insieme ad altre giovani molto simili a lei quanto a esperienza di vita, ha raccontato la sua storia diventando una delle protagoniste del documentario "India: coraje contra destino ", di Juan Antonio Sacaluga, parte di una serie di reportage dal nome "Las luchas de las mujeres" che mostrano ed analizzano il ruolo della donna nelle società più problematiche riguardo all'emancipazione e ai diritti femminili (qui l'articolo del Mundo). Il racconto di Baby oltre ad assumere un valore individuale indubbiamente sconvolgente è importante perché capace di raffigurare non solo il singolo, ma anche di descrivere un'intera società costretta a continui abusi e violenze. La testimonianza diretta è il libro che la Hardel ha scritto e pubblicato grazie all'aiuto di un antropologo indiano, Prabood Kumar: dopo averla assunta come domestica, poco a poco, ha visto in lei una personalità irrompente e degna di essere ascoltata e nella sua vita una storia capace di infondere forza e insegnamento. Il libro, Una vita meno ordinaria, racconta "semplicemente" la vita di questa donna che ha avuto il potere di unire centinaia di altre giovani indiane nella sua stessa condizione, creandosi intorno una rete di scambio di opinioni e soprattutto un modo, per tutte, di non sentirsi sole. La forza del suo messaggio è straordinaria, testimone che la speranza di un cambio esiste. In una società in cui la moglie è proprietà del marito diventando oggetto di sfogo e violenza della famiglia politica frustrata dalla fame e dalla povertà, la fuga di Baby dal nucleo familiare e la sua lotta per la libertà e per la dedizione all'educazione dei figli sono atti pieni di coraggio e di prospettiva per il futuro. Nonostante i pestaggi quotidiani, Baby non riversa il suo odio contro il marito, vittima anche lui di un India in cui l'educazione al rispetto per il prossimo è praticamente inesistente, ma si sforza e lotta per poter cambiare il suo intorno, partendo col dare tutto l'amore possibile e una buona educazione ai suoi figli. Ovviamente, non tutte le giovani indiane sono fortunate come lei. Purtroppo, ancora troppe ragazze muoiono uccise o suicide per colpa di una condizione che altrimenti le costringerebbe al lavoro bestiale e alle torture continue da parte del marito e dei suoi parenti. Purtroppo, per la maggior parte delle donne, in India, le opzioni sono poche, anche se con l'esempio di Baby si apre a molte di loro una terza via percorribile che è quella della non sottomissione e della scelta di andare avanti sole, in modo da non sentirsi più sole.
venerdì 7 marzo 2008
I 100 anni di Nannarella, regina del nostro cuore


giovedì 28 febbraio 2008
La contessa Serpieri, icona della vendetta femminile
mercoledì 6 febbraio 2008
Lita Grey, la lolita "addestrata" per incastrare Charlie Chaplin
sabato 2 febbraio 2008
Lupe Velez: dalle stelle alla tazza...
Di lei ormai non si ricorda più nessuno, il suo nome non viene più pronunciato da molto tempo e forse nemmeno i più esperti critici cinematografici possono dichiarare di aver visto un suo film di recente. Eppure c'è stato un periodo che Lupe Velez era una stella acclamata, uno dei primi sex simbol di Hollywood, desiderata da tutti gli uomini per il suo fascino latino. Una bellezza irruente quella di Lupe, dotata, secondo le cronache mondane, di appetito sessuale incredibile e di una passionalità che all'apice del successo nessuno avrebbe mai potuto immaginare l'avrebbe portata ad una fine così disgraziata e priva di qualsiasi romanticismo. Ma questa è un'altra storia. Lupe Velez, nasce in Messico nel 1908, figlia di una prostituta. La sua bellezza e sensualità sono le armi che riescono a farla emergere da un'infanzia difficile e portarla giovanissima ad Hollywood nel 1927. Viene scoperta dal produttore e amico di Stanlio ed Olio che la fa esordire in alcuni cortometraggi del duo. E' subito un successo: Lupe è bellissima, è latina e fa presa sul pubblico, tre caratteristiche che spingono i produttori a scritturala per un film dopo l'altro dove interpreta quasi sempre la femme fatale. Dopo qualche anno si butta nella commedia e la sua fama accresce ancora: nei ruoli comici è ancora più convincente che nel dramma e il suo nome è sulla bocca di tutti. Sono gli anni degli amori folli con il divo Gary Cooper (secondo le malelingue “l'irruenza” di Lupe stancò ben presto Gary) con cui recita nel film “La canzone dei lupi” ma soprattutto con Johnny Weissmuller, il più famoso Tarzan della storia del cinema, con il quale si sposa. Il matrimonio dura una manciata di anni, il carattere focoso ed eccentrico dell'attrice (le cronache mondane dell'epoca ritraggono una Lupe Velez solita a tirarsi su fino alla testa la gonna in pubblico) allontana i due inesorabilmente fino al divorzio. Per lei è l'inizio del crollo: seppur con i suoi difetti amava intensamente Johnny e fino alla fine dei suoi giorni rimpiangerà il suo Tarzan. Anche la carriera comincia declinare: Lupe ha superato i trent'anni, Hollywood è impietosa con le prime rughe ed il ruolo della bellona messicana cucitole addosso dagli studio comincia a stridere. Le scritture scarseggiano e la bella messicana trova spazio solo in film di serie B dove fa il verso a se stessa. Ma il peggio deve ancora venire: si butta in un vortice di amanti ed incontri casuali finchè non inizia una relazione con l'attore Harold Raymond. Succede l'imprevedibile: Lupe rimane incinta ed Harold non ha alcuna intenzione di riconoscere il bambino. Gli amici le suggeriscono di abortire e le forniscono il nome di alcuni medici che praticano aborti clandestini. Si rifiuta, ma non ha il coraggio di crescere il bambino da sola nella Hollywood dell'inizio degli anni quaranta. In preda ad un lucido delirio organizza una messa in scena che secondo i suoi piani avrebbe dovuto farla ricordare al mondo avvolta come una macabra icona di stile.
Niente di più distante dalla realtà. Lupe convoca le sue amiche per una cena: organizza tutto nei massimi dettagli e con grosso dispendio di denaro. Si fa pettinare e truccare con cura ed indossa uno stupefacente abito da sera in lamè argentato.
Dopo il festino, in preda a fumo e alcool, Lupe confessa la sua lacerante inquietudine: “Sono stufa della vita. Devo lottare per tutto. E sono così stanca. È da quando ero bambina, nel Messico, che lotto. È mio figlio. Non potrei mai ucciderlo e vivere in pace con me stessa. Piuttosto mi uccido io”. Ma le sue amiche non gli danno retta. Rimasta sola nella sua immensa villa la diva sale al piano si sopra ed entra in camera da letto: l'ha voluta zeppa di fiori e candele, tutto deve essere perfetto per il suo addio in grande stile. Si pettina e si sistema il trucco ancora una volta, inghiottisce una dose massiccia di sonniferi e si sdraia composta nel sontuoso letto. Così avrebbe dovuto trovarla il mondo, così sarebbe dovuta essere l'ultima immagine della splendida mora messicana sui giornali di tutta America. La vita, però, le riserberà un'ultima ed amarissima sorpresa. Quando al mattino la fedele cameriera entrerà nella stanza si troverà di fronte ad una scena tremenda: il letto è vuoto, la stanza piena di chiazze di vomito e nel bagno della camera la bella Lupe è riversa per terra con la testa incastrata nel water. Molto probabilmente, come hanno ricostruito i medici, il medicinale si è scontrato con l'alcool procurandole nausea a conati di vomito. In preda ai dolori l''attrice si è diretta a fatica in bagno ma è scivolata sbattendo la testa nel water dove è rimasta incastrata. Così se né andata a soli 36 anni Lupe Velez una donna che almeno nella morte voleva trovare la gloria eterna ma che invece è stata distrattamente ricordata negli annali del cinema, come “quella rimasta incastrata nella tazza”.




