Ci sono notizie che forse ai più sembrano non particolarmente interessanti ma che portano a galla lo stato di salute di una società e le risorse che un paese investe nel suo presente e nel suo futuro.
Una di queste è quella divulgata dall’Istat nei giorni scorsi e che evidenzia un quadro dove spiccano l’arretratezza e la mancanza di riforme del nostro paese. Secondo l’istituto di statistica, infatti, quasi un milione di donne è stata licenziata o costretta a farlo solo per aver deciso di avere un figlio. Un dato che colpisce come uno schiaffo e fa ben capire cosa voglia dire essere madri in Italia nel terzo millennio.
Una donna su cinque fra quelle che lavorano ha lasciato il lavoro in seguito alla nascita di un figlio, o al matrimonio. Sia ben chiaro che stiamo parlando di madri e lavoratrici che non hanno scelto di smettere di lavorare ma che sono state costrette, spesso con modi a dir poco vergognosi, come le famigerate dimissioni in bianco fatte compilare al momento dell’assunzione.
Una pratica sconosciuta e al limite della legalità negli altri paesi europei e considerata quasi un diritto irrinunciabile di quei datori di lavoro che non vogliono capire che più figli vuol dire più consumatori, contribuenti ed energia vitale a un sistema previdenziale ormai al collasso. Lo sa bene la Francia che già da anni sta portando avanti con successo un piano d’incentivi delle nascite che riuscirà ad arginare, grazie ai lavoratori di domani, il costo sempre più elevato delle pensioni.
Pensiero che in Italia, sempre più un paese per vecchi, è distante anni luce, senza contare l’umiliante sistema con cui è costretta a far fronte la donna che quasi mai riesce a riconquistare il lavoro perso: "Solo quattro madri su dieci tra quelle costrette a lasciare il lavoro – commentano dall’istituto di statistica - ha poi ripreso l'attività”.
Eppure, secondo l’analisi sono proprio le donne a reggere il carico maggiore nella rete d'aiuto familiare fondamentale per l'economia e la società. L’occupazione femminile rimane stabile nel 2010, ma peggiora la qualità del lavoro e rimane la disparità salariale rispetto agli uomini, il 20% in meno. L’occupazione qualificata è scesa di 170 mila unità mentre aumenta quella non qualificata.
In salita anche il numero delle sovraistruite, ovvero di quelle lavoratrici che svolgono mansioni per le quali è necessario un livello d’istruzione più basso. Confronto al resto dell’Europa l’Italia rimane il fanalino di coda: se nel continente le madri di bimbi piccoli occupate sono il 68%, in Italia si scende al 55% mentre il tasso d’inattività s’impenna nel Sud d’Italia con oltre il 63%.
martedì 31 maggio 2011
Vuoi essere mamma? Licenziati
mercoledì 18 maggio 2011
Donne e casinò
Non capita certo tutti i giorni, ma chi non si è trovato almeno una volta nella vita a dover entrare in un casinò? Certo come il famosissimo e glamouroso Casinò di Montecarlo non ce ne sono molti, ma l’idea di una serata tra tavoli verdi e fish è impossibile senza pensare alllo stesso tempo al glamour e all’eleganza.
È vero che attualmente per entrare in una sala bingo o un casinò non è più richiesto un elevato grado di formalità, ma nonostante ciò, per molti è impossibile pensare di presentarsi ai tavoli senza giacca e cravatta o abito lungo, se di signore stiamo parlando.
Anche se di signore sedute ai tavoli di un casinò, anche quelli virtuali delle sale da gioco online, non se ne trovano molte. E non è una novità. Infatti, secondo uno studio americano le donne sono molto meno propense al gioco online rispetto agli uomini, tanto che solo 2 giocatori su 10 sono appartenenti al gentil sesso.
Se possiamo scegliere quindi, noi donne preferiamo goderci una serata in grande stile entrando in una sala da gioco vera e propria, anche se questa tendenza è possibile sia destinata a cambiare dovuto alle numerosissime offerte di sale da gioco virtuali pensate e dirette proprio al mondo femminile.
Vi starete chiedendo sicuramente quale sia la differenza tra sale da gioco femminili e maschili. Senza dubbio i premi, visto che noi donne ci lasciamo travolgere solo quando si tratta di vincere viaggi o prodotti di bellezza.
lunedì 25 aprile 2011
I dialoghi madre-figlia? Solo su palestra e bellezza
Avete presente le tipiche scene dei telefilm americani anni ottanta, dove mamma e figlia discutono sdraiate sul lettone dei problemi e delle gioie e dolori della vita? La puntata spesso si esauriva con qualche lacrimuccia e un abbraccio consolatorio capace di portare via ogni dramma.
La realtà, ovviamente, non solo è distante dalla perfezione delle storie raccontate in televisione ma molto più squallida e soprattutto superficiale anche della effimera fabbrica dei sogni televisiva. Lo dimostra un recente sondaggio portato avanti dal centro ginecologia e sessuologia del San Raffaele di Milano diretto dalla dottoressa Alessandra Graziottin che ha rilevato che gli argomenti maggiormente trattati da mamme e figlie del terzo millennio vertono soprattutto su estetica, palestra, cosmetici e più in generale su immagine e benessere personale.
L’indagine è stata portata avanti su un campione di 1566 donne italiane e il risultato è stato alquanto deludente: le chiacchierate sono improntate sulla superficialità più assoluta. Praticamente ignorati argomenti legati a cultura, politica e allarmi sociali.
Ma l’aspetto più pericoloso emerso dallo studio della Graziotti riguarda la mancanza totale d’informazioni da parte delle madri sulla contraccezione: mamme e figlie parlano di amore ed eros ma in modo assolutamente non approfondito e ignorando aspetti fondamentali come la prevenzione di malattie e gravidanze indesiderate.
“Insomma – ha evidenziato la sessuologa - analizzando come sta cambiando il dialogo fra madri e figlie negli ultimi cinquanta anni, ci siamo resi conto che la qualità è in netto calo. La salute rimane un argomento caro alle donne, ma si parla troppo poco di contraccezione”. E il rovescio della medaglia di così tanta disinformazione sembra essere lampante: il 55% delle pillole del giorno dopo prescritte sono consumate da ragazze tra i 14 ed i 20 anni.
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giovedì 21 aprile 2011
Negato il diritto alla pillola del giorno dopo
Non è un farmaco abortivo eppure la metà dei medici nega alle donne che ne fanno richiesta la pillola del giorno dopo. Sono i dati poco confortanti resi pubblici dall’Associazione “Vita di donna” che porta avanti un servizio di contraccezione d’emergenza che aiuta le donne a districarsi nei complicati ingranaggi italiani che impediscono di ottenere il sospirato farmaco.
A dire di no alle richieste sono soprattutto medici del pronto soccorso e di guardia medica, dei consultori e di medicina generale che fanno scendere a poco più del due per cento la percentuale di usufruitici di contraccezione d’emergenza.
Ma chi chiede la pillola del giorno dopo? Per la maggior parte si tratta di donne tra i 15 e i 35 anni, residenti al centro sud e di fede cattolica. La responsabile del servizio “Vita di donna”, Gabriella Pacina, ha spiegato che oltre l’85% dei rifiuti dei medici è motivato con la cosiddetta clausola di coscienza ovvero, come spiega l’articolo 22: “il sanitario al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico possa rifiutare la propria opera, se non questo comportamento non metta in pericolo la vita del paziente".
Quando un medico si rifiuta di prescrivere la pillola del giorno dopo, appellandosi alla clausola di coscienza, dovrebbe però fornire in tempi brevi il nome di un collega non obiettore che possa prescrivere il contraccettivo. Cosa che non succede quasi mai, privando le donne di un diritto sancito dalla legge.
Anche l’Organizzazione Mondiale per la Sanità considera la "pillola del giorno dopo" un farmaco essenziale e la colloca per la contraccezione in classe 1, ovvero non soggetta a restrizioni. Non a caso in alcuni paesi europei, come la Spagna e l'Inghilterra, è possibile acquistarla senza ricetta medica. C’è però un rovescio della medaglia: ancora una volta le donne italiane si piazzano agli ultimi posti per uso di contraccettivi riducendosi solo a un terzo del totale.
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martedì 1 marzo 2011
Natalie Portman: “Il mio Oscar è il mio bambino”

Con il suo pancione di otto mesi e fasciata in un meraviglioso abito da sera viola (in barba ai superstiziosi) ha trionfato alla notte degli Oscar, dove si è portata a casa l’ambita statuetta per la sua straordinaria interpretazione ne “Il cigno nero”.
Nel film, un noir ricco di tensione, dà il volto e il corpo a una ballerina psicolabile alle prese con uno spettacolo che la porterà all’autolesionismo. E’ Natalie Portman, ex bimba prodigio lanciata a soli tredici anni dal film “Leon”, trionfatrice alla recentissima edizione degli Oscar dove si è aggiudicata il riconoscimento come miglior attrice protagonista. Emozionatissima e bellissima durante il suo discorso di ringraziamento ha dedicato il premio al suo compagno che le ha regalato il ruolo migliore: quello di mamma.
Non è certo la prima volta che un’attrice sale sul palco più ambito del mondo in dolce attesa: come dimenticare la splendida Catherine Zeta Jones che nel 2003 ritirando la statuetta per la miglior attrice non protagonista per “Chicago” (dove anche lei interpretava una ballerina) affermò simpaticamente di essere in preda a irrefrenabili tempeste ormonali.
Prima di lei era stata la volta della grandissima Meryl Streep che con il suo pancione fu premiata nel 1983 per la “La scelta di Sophie” dove diede vita alla straziante storia di una madre rinchiusa in campo di concentramento con i suoi figli e costretta a una scelta drammatica.
Guardando Natalie Portman salire le scale del Kodak theatre fiera del suo pancione non sono mai sembrati così lontani i tempi in cui le attrici di Hollywood erano obbligate dalle major cinematografiche a non apparire in pubblico durante la gravidanza per non scalfire l’immagine di donne fatali, perfette, ma anche tanto innaturali.
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giovedì 1 luglio 2010
Il corpo delle donne
Il corpo delle donne è un documentario che mi è parso interessante condividere con tutte voi. Mi è stato inviato da una collega spagnola seguito da una domanda: "Tu cosa ne pensi?"
Io giro la domanda a voi. Cosa ne pensate?
lunedì 24 maggio 2010
Volare al femminile. Com’è cambiata l’esperienza del viaggio per le donne.
Viaggiare in gruppi piú o meno numerosi di sole donne è oggi una pratica molto diffusa. Per noi, infatti, donne del XXI secolo, è abbastanza comune organizzare escursioni vicine o lontane tra amiche e godere di viaggi indimenticabili alla rassegna della femminilitá.
Ma non sempre fu cosí. Partire sole, per il gentil sesso, in passato non era una pratica né ben vista, né diffusa. Se gli uomini di buona famiglia al termine dei propri studi erano soliti trascorrere un anno sabbatico fuori da casa, scoprendo terre lontane e vivendo l’esperienza del Grand Tour, per le giovani fanciulle era cosa impensabile, a meno che non si trattasse di donne, come dire, speciali.
Ma com’è cambiato il turismo femminile? In passato le donne dovevano viaggiare con estrema precauzione e, in alcuni casi, addirittura travestirsi da uomini per liberarsi dai possibili pericoli. Apha Behn, una di queste intraprendenti signore, viaggió verso il sud america e ritrasse dopo 20 anni la sua esperienza in una testo intitolato Oroonoko, il principe in catene (1668). Lady Montagu, il cui epistolario, testimonianza della sua esperienza in Turchia, venne pubblicato conto la sua volontá, è un'altra fonte di grande valore per quanto riguarda il viaggio femminile. Altro esempio è quello di Isabelle Eberhardt la quale partí dalla Svizzera e raggiunse il Maghreb, luogo in cui dovette travestirsi da beduino per poter, alla fine del XIX secolo, investigare e conoscere la cultura berbera.
E quante altre donne avventuriere, colte e curiose affrontarono pericoli e, soprattutto, sfidarono le convenzioni per alimentare la propria bramosia di sapere! Al giorno d’oggi grazie all’emancipazione raggiunta, le donne non devono lottare contro la societá per avventurarsi in luoghi lontani, e possono affrontare grandi viaggi, in gruppo o sole, senza soccombere agli antichi tabú.
Quali sono quindi i viaggi che cercano le donne attualmente? Viaggi di piacere certamente, ma anche di lavoro, di studio, di scoperta e investigazione.
Insomma, tutto quello che precedentemente era possibile solamente per un giovane ragazzo dell’alta societá è ora una possibilitá in piú per l’universo femminile in cui le donne possono volare in tutta libertá.
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