martedì 27 maggio 2008

Maternità premio: la Franzoni pensa alla grazia


Se siete mamme potete macchiarvi di qualsiasi ed atroce delitto che tanto basterà fare appello ai vostri diritti materni per ottenere privilegi e forse anche la grazia. Sono sicura che questo attacco sarà considerato cinico e fuori logica dai più, ma senza girarci intorno e guardando in faccia gli ultimi sviluppi sul caso Anna Maria Franzoni, è senza dubbio uno dei messaggi che emergono più prepotentemente sull'ennesima tappa della vicenda. La mamma di Cogne è stata condannata definitivamente a 16 anni di carcere per l'omicidio del figlio Samuele, ucciso nel gennaio 2002. Sei lunghissimi anni di indagini, esposizione mediatica pari a nessun altro fatto di cronaca nera, pagine e pagine di inchiostro versato e supposizioni per capire se dietro gli occhioni scuri di Annamaria si nascondesse o meno un'assassina. I giudici hanno deciso per la sua colpevolezza ed ora la Franzoni, che dal primo giorno continua senza esitazioni a proclamarsi innocente, si trova rinchiusa nel carcere di Bologna da dove, pur non nascondendo il suo odio verso i giornalisti rei di non avere mai analizzato seriamente gli atti del processo ma di aver seguito solo i pettegolezzi, ha continuato a rilasciare interviste e far trapelare notizie di se. Pallida, magra e disperata per la sorte dei suoi due bambini (uno nato dopo la morte di Samuele) ha annunciato tramite il suo legale di pensare di inoltrare la richiesta di grazia presso il presidente della Repubblica Napolitano. Decisione appoggiata da molte associazioni come dal leader del movimento dei diritti civili Franco Corbelli che chiede (citiamo testuali parole) "di concedere la grazia alla mamma del piccolo Samuele, per evitarle l'atroce sofferenza e l'ingiustizia del carcere e darle la possibilità di ritornare a casa dove l'aspettano gli altri suoi due bambini. Si tratta di un atto di giustizia e di pietà umana nei confronti di una donna che, al di là della sua colpevolezza o meno, ha visto la sua vita sconvolta per sempre, pagando un prezzo durissimo e soprattutto di quei due bambini innocenti, strappati all'affetto della loro mamma".
Come a voler dire (non ce ne voglia Corbelli) che anche se hai ammazzato, i tuoi diritti di mamma valgono più di ogni goccia di sangue versata. A questo punto se la Franzoni è colpevole e le venisse concessa la grazia in virtù del suo ruolo materno, trattamento simile dovrebbe essere riservato non solo a tutte le madri rinchiuse nei carceri d'Italia (quale crimine infatti può essere giudicato peggiore dell'infanticidio) ma anche ai padri visto che sempre più spesso ci si riempie la bocca con paroloni relativi parità di diritti tra uomini e donne.
E ragionando per paradosso di quale “sconto” di pena al loro dolore potranno beneficiare donne come Paola Onofri, mamma del piccolo Tommaso Onofri (il bimbo fu rapito ed ammazzato nel 2006 da Mario Alessi, attualmente sotto proccesso) barbaramente ucciso e strappato dalle sue braccia all'età di 16 mesi?
Anche il piccolo Tommaso e tutte le piccole vittime di tutto il mondo sono incolpevoli delle amenità subite ed innocenti come i figli della Franzoni ma usarli come il baluardo della salvezza altrui non gli renderebbe giustizia.
Su una cosa la Franzoni ha detto la drammatica verità: 16 anni per l'omicidio di un bambino sono troppo pochi ed è assurdo e crudele pensare che l'assassino possa beneficiare anche di indulto e tagli della pena.
Senza voler entrare nelle motivazioni che hanno portato alla decisione dei giudici di condannare la mamma di Cogne, la maternità non può essere usata come merce di sconto e di scambio per un delitto o altro reato commesso.
In attesa che si decida se inoltrare o meno la domanda di grazia a pochi giorni dall'incarcerazione della Franzoni si moltiplicano le notizie sui presunti trattamenti di favore (smentiti seccamente dalla direzione della casa circondariale) ottenuti dietro le sbarre come la possibilità di incontrare a pochi giorni dall'incarcerazione i figli, il marito ed il suocero.
Sicuramente della questione se ne parlerà ancora, ma con un tocco di cinismo e cattiveria la memoria non può che portarci verso bel altre vicende nel lontano 1963 quando con graffiante realtà nel film “Ieri, oggi e domani” Vittorio De Sica dirigeva una scaltra Loren che per non andare in galera sfornava un figlio dopo l'altro...

3 commenti:

Wonderland ha detto...

Ciao e grazie mille del link... non affronto l'argomento Franzoni perchè sono troppo distratta dalla maternità per dare giudizi sensati (ecco, anche io a chiamarla come attenuante... argh!)... però mi piace il vostro blog! :)

Sarina ha detto...

ma figurati quale attenuante...
Grazie a te il tuo blog è pazzesco e non potevamo perderci l'occasione...

La Rampante ha detto...

Grazie a te per il tuo blog: è una dolce conferma del fatto che mamme si diventa ;) e che quindi mia madre può continuare a sperare di diventare nonna un giorno. Nel frattempo mi documento su questo mondo sconosciuto che tu riesci miracolosamente a rendere meno ostile, addirittura curioso...hehehe non è ancora il mio momento ma mi piace come descrivi la maternità perché penso che sia realmente una visione attualissima e comune a molte giovani mamme o future mamme. Seguirò gli sviluppi della pupa e della tua bellissima panzetta ;) a presto