giovedì 1 maggio 2008

L'infermiera, tra fatica e professionalità negata

Tutti abbiamo avuto bisogno, volente o nolente, almeno una volta nella vita, di un’infermiera. Alla domanda, però, di che cosa faccia realmente, e di quale sia la sua immagine diffusa nell’opinione pubblica, le persone interrogate danno sempre le stesse risposte. La visione più comune identifica l’infermiera con una persona che lava e cambia i pazienti, fa iniezioni e opera là dove il medico non arriva, le menti più fantasiose e disinibite l’associano all’erotismo, mentre i più nostalgici la confondono con crocerossine e missionarie. Ma nella realtà, chi sono e cosa fanno davvero le infermiere? Per capirlo abbiamo deciso di conoscerle entrando direttamente nel loro territorio: l’ospedale. Abbiamo scelto la struttura di una città medio grande e addentrandoci nei corridoi del reparto abbiamo scoperto molte cose interessanti. Nel corso della nostra visita erano di turno tre persone, tre delle 16 donne che lavorano nel reparto di ortopedia. 16 donne e 5 uomini. Sono questi i numeri che descrivono la proporzione in questo settore ancora prettamente femminile. Affidandoci a un’infermiera giovanissima e piena di entusiasmo e amore per il suo lavoro, iniziamo il nostro percorso in questa professione nata come una delle poche permesse alle donne. Un’occupazione antica, ma al giorno d'oggi anche totalmente nuova.

Per iniziare chiediamo alla nostra accompagnatrice di spiegarci la differenza tra il lavoro dell’infermiera nel passato, e quella invece che esiste ora. "Beh, inizialmente il lavoro dell’infermiera era regolato da un “mansionario”: un insieme di mansioni che si potevano svolgere, ma fuori dalle quali non era permesso agire. L’infermiera aveva dei compiti ben precisi, non disponeva di alcuna autonomia e non aveva di conseguenza nemmeno alcun tipo di responsabilità. Nel 1994, con la legge 739 che entrò in vigore effettivamente solo nel 1999, il suo ruolo è cambiato in modo sostanziale, assumendo per la prima volta un profilo professionale. È passata dallo svolgere dei compiti ad avere delle competenze e, con esse, più autonomia e di conseguenza anche molta più responsabilità.

Andando più nel dettaglio, qual è ora la differenza principale tra il lavoro del medico e il vostro? Il medico si occupa della diagnosi e della cura. L’infermiere si dedica al sostegno dei bisogni fondamentali del paziente e collabora con il medico per l’attuazione della cura da lui impostata. La cooperazione però non si limita a quella con il medico. C’è la collaborazione con i fisioterapisti, con i dietisti e una gran parte del lavoro è, o dovrebbe essere, autonoma. È vero che abbiamo un percorso di studi diverso e più breve rispetto a quello dei  medici, ma è anche vero che si tratta di un campo d’attività differente. Questa nostra preparazione esiste ed è data dall’acquisizione di una laurea in piena regola. In passato, come ho già accennato, l’infermiera era colei che si dedicava alla pulizia dei pazienti e poco più, e anche se preparata aveva seguito un percorso formativo molto diverso. Era libera da accuse e da responsabilità, ma anche senza l’autonomia necessaria in caso di vera e urgente necessità o pericolo per il malato.

Mentre ora, a cos’alto vi dedicate e in che modo siete più autonome? Ora oltre al “giro letti”, e cioè alla mobilizzazione dei pazienti e alla loro pulizia, compito per il quale è presente anche un'altra figura professionale, quella delle OSS, abbiamo: l’attuazione della terapia, cioè la somministrazione dei farmaci prescritti dal medico,  la capacità/dovere di renderci conto della criticità di un paziente e quindi portare all’attivazione dell’intervento del medico, al fine di salvare un paziente in pericolo. Posso dire che siamo delle intermediarie tra il medico ed il paziente e quindi abbiamo un ruolo molto importante e di grande responsabilità, ma abbiamo anche competenze completamente diverse da quelle del medico con cui sì collaboriamo, ma lavoriamo anche in parallelo. Una leggerezza da parte nostra o una disattenzione, non segnalando un possibile problema, potrebbe significare il non intervento del dottore e quindi il peggioramento del paziente. Al contrario però, il continuo fare riferimento al medico, come in passato, porterebbe ad un rallentamento del sistema. Per questo motivo, continuo a ribattere sul fatto che il nostro porfilo professionale è diverso dal passato. Abbiamo infatti acquisito la competenza, molto importante, di saper interpretare i diversi casi e saper gestirli in modo autonomo, anche in assenza dei medici, e maturato la competenza di assistenaza al malato che un medico non ha. Infine, tra le varie mansioni, ci occupiamo  anche dell’amministrazione burocratica del reparto: è nostro compito ordinare i medicinali e i prodotti che serviranno ai malati nel corso della settimana e aggiornare il “diario” di ogni paziente in cui annotiamo tutte le somministrazioni extra.

È avvenuto un cambio quindi, per quanto riguarda il profilo porfessionale dell’infermiera, ma in pratica questo cambio è effettivo, o ci sono dei limiti? E quali sono questi limiti? La grave mancanza di personale rende tutto più complicato. Il lavoro dell’infermiera non può essere attuato al meglio a causa del numero limitato di persone nell’equipe. In teoria, per ottimizzare il lavoro si dovrebbe agire per piccole equipe ognuna delle quali dovrebbe prendere in carica un numero limitato di pazienti, seguendone la pulizia, la terapia e la burocrazia. Insomma, occupandosi del loro andamento completo e totale, permettendo la conoscenza del malato in ogni suo aspetto. Purtroppo, a causa del numero ristretto di personale, questo procedimento è inattuabile. Siamo troppo pochi e quindi il lavoro, invece di essere diviso per pazienti, è diviso per compiti con la conseguenza di una settorizzazione del processo.

E a cosa è dovuto secondo te il numero esiguo di tali porfessionisti? Prima di tutto, alla sempre presente screditazione della figura dell’infermiera, non riconosciuta nella sua effettività, ma che è rimasta sempre legata all’idea di manodopera e del solo lavaggio dei pazienti. Ovviamente la pulizia del malato è un lavoro fondamentale, ma non è l’unica cosa a cui ci dedichiamo, anzi, in teoria secondo le nuove norme, secondo il nostro nuovo profilo porfessionale e le nuove figure prof.li esistenti, potremo essere coadiuvati in questo dagli OSS persone di supporto al nostro lavoro. Questa distinzione però non esiste nella pratica e quindi non è possibile nemmeno per noi infermiere dedicarci totalmente a quelli che dovrebbero essere le nostre reali mansioni: seguire il paziente nella loro completezza, senza tralasciare un aspetto troppo spesso dimenticato, quello relazionale. Spesso le differenze rispetto al passato e il vero ruolo dell’infermiera oggi, non sono note, non solo da parte della gente comune, ma anche delle infermiere stesse. Ci sono colleghe che non sono ancora consapevoli della loro autonomia e sono rimaste ferme alle mansioni, sentendosi ancora il braccio destro del medico. 

Oltre alla subordinazione dovuta al ruolo dell’infermiera, secondo te c’è anche una subordinazione dovuta al genere? Sì. E ti dirò di più. Ancora oggi, se noi infermiere mandiamo a dire qualcosa ai pazienti da un infermiere uomo, a lui obbediscono, a noi no. I pazienti chiamano gli infermieri dottori e gli danno del lei, mentre spesso è capitato che a me dessero del tu, addirittura chiamandomi per soprannome. È uno dei lavori meno riconosciuti socialmente, nonostante la preparazione, le competenze acquisite e i rischi che si corrono ogni giorno, e il fatto di essere donna non aiuta. Anche le dottoresse risentono di questa discriminazione di genere perché vengono trattate con meno rispetto solo perché donne, identificate con figure professionali di molto meno rilievo e dalla preparazione inferiore perché nella concezione comune chi cura è l'uomo medico. Parlando dei rischi, è famoso il caso dell'infermiera che a torino nell’ 81, durante il servizio, ha contratto l’AIDS. Uno schizzo di sangue nell’occhio l’ha contagiata ed è morta a causa del virus. Esistono gli occhiali di portezione, ma è praticamente impossibile lavorare tutto il giorno indossandoli e spesso indossare i guanti è più pericoloso che non indossarli. Io per esempio ho le mani piccole e i guanti che abbiamo in ospedali sono tutti troppo grossi. Se li usassi correrei molto di più il rischio di pungermi con gli aghi che uso."

Dopo questo breve incontro siamo riuscite a chiarirci un po' di più le idee sui punti principali riguardanti il nuovo ruolo assunto dalle infermiere e le difficoltà che trovano ogni giorno nello svolgere un’attività piena di ostacoli, non solo lavorativi, ma anche relazionati con l'immagine di subordinazione, serva e cameriera ancora oggi diffusa. Quando alla donna è stato permesso di entrare nel mondo del lavoro, non tutti i campi erano a lei disponibili. Generalmente si trattava di settori che presupponevano l’utilizzo di capacità ritenute prettamente femminili: la devozione, il sacrificio, l’amorevolezza nei confronti del prossimo e una predisposizione caritatevole. In origine quello dell'infermiera era un lavoro femminile rimanendolo fino a tempi recenti. Di conseguenza non poteva essere riconosciuto con lodi e riconoscimenti. La natura di madre amorevole, combaciava perfettamente con il lavoro d’infermiera che non era nulla di appreso, tutt'altro, si trattava di doti innate e quindi senza meriti. Nonostante siano passati anni, la visione originaria di questo lavoro è rimasta pressoché immutata. Ora è arrivato il momento di modificare i luoghi comuni legati a questo lavoro. Bisogna iniziare a definirlo propriamente, visto i profondi cambiamenti che ha subito nel corso degli anni e dare a tali lavoratrici e alla loro professione il rispetto dovuto. 

Potete leggere un'altra analisi del lavoro delle infermiere fatta da un medico qui, e maggiori informazioni sul lavoro infermieristico nel sito della Croce Rossa Italiana.

Altra fonte preziosa di informazioni è La Federazione dei Collegi Ipasvi, organismo che ha la rappresentanza nazionale degli infermieri italiani. Ci è stata segnalata da un lettore infermiere e la potrete trovare qui

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi spiegate cosa c'entrano le infermiere con la croce rossa?

La Rampante ha detto...

Gentile Anonimo, qui sotto ti allego un link interessante: La Storia dell’Infermieristica
www.corsopalasciano.com/ciscri/storia_infermieristica.pdf

Puoi trovarci un piccolo riassunto chiaro e breve sulla relazione strettissima tra il lavoro dell'infermiera e quello della croce rossa. In particolare tra Florence Nightingale, che nel 1860 fondò la Scuola di Insegnamento per Infermiere al
St.Thomas Infirmary, e la croce rossa, fondata nel 1870 dal colonnello Robert Loyd-Lindsay.

Non dimenticare inoltre il lavoro delle crocerossine durante la prima guerra mondiale: erano infermiere volontarie della croce rossa, di qui il loro nome crocerossine.

Questi sono solo alcuni dei riferimenti per cui in questo articolo non abbiamo ritenuto inopportuno accennare alla relazione Infermiere-Croce Rossa, relazione che dura peraltro fin dalla fondazione della Croce Rossa.

Per qualsiasi altro dubbio non esitare, lasciaci il tuo commento. Un saluto

Anonimo ha detto...

I percorsi delle crocerossine (impropriamente appellate infermiere) e degli infermieri di oggi (quelli veri), pur avendo l'origine in comune, si sono separati da decenni.
Per fare l'infermiere oggi devi laurearti in infermieristica e ti devi iscrivere all'albo del Collegio (ormai prossimo Ordine) professionale. Solo allora potrai esercitare la professione SANITARIA infermieristica.

Il diploma biennale da crocerossina non ti abilita a fare l'infermiera, addirittura, alcune cliniche private, valutano l'attestato da crocerossina al pari di quello dell'operatore socio sanitario (portantino).
Scusa la franchezza ma non confondiamo la nutella con la merda (è un modo di dire).

La Rampante ha detto...

La differenza tra l'infermiera attuale e la crocerossina è stata chiaramente sottolineata nel post, più precisamente in questo punto: "La visione più comune identifica l’infermiera con una persona che lava e cambia i pazienti, fa iniezioni e opera là dove il medico non arriva, le menti più fantasiose e disinibite l’associano all’erotismo, mentre i più nostalgici la confondono con crocerossine e missionarie. Ma nella realtà, chi sono e cosa fanno davvero le infermiere?"

In che punto preciso del post ti è sembrato ci fosse un'identificazione diretta tra infermiera e crocerossina? Accennare ad un passato comune non significa identificare le due figure nel presente. Inoltre, infermiere e crocerossine, sempre nel pezzo in questione, mi sembrano ben differenziate. Anzi, dirò di più, l'esempio della crocerossina è stato fatto proprio per sottolineare la visione erronea dell'infermiera di oggi.

Mi viene un dubbio, ma tu il post l'hai letto?

Anonimo ha detto...

Tutto il senso del pezzo viene sviato dal finale:
"Potete leggere un'altra analisi del lavoro delle infermiere, fatta da un medico, qui e maggiori informazioni sul lavoro infermieristico nel sito della Croce Rossa Italiana."

Il lettore che clikka sul link si ritrova immediatamente nel sito delle crocerossine. Da ciò, secondo me, deriva la confusione di cui ti parlo.

PS: appena si apre il sito Nannarella, viene fuori un virus mascherato da banner. Cos'è?

La Rampante ha detto...

Mmmmm, hai detto virus??? Non lo so, non sono molto pratica in questo. Come posso eliminarlo? Lo sai?

La Rampante ha detto...

Se ci fai caso l'ultima frase, quella che hai sottolineato tu, "Potete leggere un'altra analisi del lavoro delle infermiere fatta da un medico qui e maggiori informazioni sul lavoro infermieristico nel sito della Croce Rossa Italiana" è separata dal resto del testo il che significa che si distacca anche tematicamente. Vuole essere informazione aggiuntiva e differente, un punto di vista diverso da quello della ragazza intervistata. Per questo motivo dico "ALTRA ANALISI" proprio perché è un'analisi diversa da quella dell'infermiera che ho conosciuto. Se tu vuoi consigliarmi altri enti migliori per la formazione infermieristica, a parte tutte le università, sarò lieta di aggiungerli. (Non metterei le università perché mi sembra scontato, ma se credi, dimmi dove hai preso la laurea di primo livello tu e l'aggiungerò al testo).
A questo punto vorrei solo dire che la passione nel difendere la vostra categoria sarebbe più apprezzata se evitaste tanti termini scurrili anche nel vostro foro. La volgarità non aiuta a dimostrare che gli infermieri di oggi sono più preparati delle crocerossine, anzi.
Un saluto

Anonimo ha detto...

semplice: www.ipasvi.it